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Malattie infettive Ospedale Carle di Cuneo

Ospedali

Reparto Malattie infettive
Il reparto Malattie Infettive e Tropicali dell'Ospedale Antonio Carle di Cuneo, situato in Via Carle 5 in frazione Confreria, ha come Direttore Responsabile il Dott. Guido Raineri. Il reparto, inserito nella rete regionale dei Centri per la cura delle infezioni sessualmente trasmesse (Centri I.S.T.), è l’unico in Piemonte ad essere gestito congiuntamente da infettivologi e dermatologi. Le principali patologie trattate in regime di ricovero sono: infezioni correlate all’HIV, TBC polmonare ed extrapolmonare, meningiti, epatiti virali, infezioni osteoarticolari (osteomieliti, spondilodisciti, infezioni protesiche, artriti settiche), setticemie in immunodepressi e non, infezioni da germi emergenti multi resistenti agli antibiotici, infezioni fungine e protozoarie, patologie tropicali e diagnostica delle febbri d’origine sconosciuta. Viene inoltre garantita attività ambulatoriale divisionale per patologia HIV in terapia antiretrovirale e non, per le lesioni cutanee infette, per epatiti croniche virali, per la sorveglianza dei contatti di casi TBC, per le infezioni sessualmente trasmesse. Fanno parte dell'equipe dell'unità operativa i dirigenti medici GIOVANNONI FIORELLA, MASCOLO MICHELA RITA, ROMANO PATRIZIA, SUBRIZI MARCELLO, VITIELLO CARLA, VITULLO DAVIDE.



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Opinione inserita da mario bosio
13 Giugno, 2010
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Nel reparto malattie infettive si perde il privilegio della libertà e ci si ritrova in cella. Ci ho passato 22 lunghissimi giorni all'inizio del 2010. Le cure sono state efficaci e la presenza assistenziale costante. Ci sono televisore (non digitale terrestre però), frigorifero e telefono per ricevere chiamate. Io ho ottenuto di portare il mio pc con la mia connessione ad internet e ho passato così le giornate. Tutto sommato è come una stanza d'hotel, ma ho alcune critiche, che già facevo ai medici in quei giorni.
Innanzitutto il personale infermieristico è cortese, ma con eccezioni sgradevoli. su una dozzina di infermieri che ho incontrato in quelle tre settimane, un paio erano scortesi e rudi, come anche un paio di medici. Il primario è passato una volta sola ma è una persona d'oro, professionalmente e umanamente.
I medici passano solo una volta al giorno ed è secondo me troppo poco.
Il cibo è buono e abbondante: a mia richiesta le porzioni sono state aumentate e i miei familiari potevano portarmi cibo extra da fuori perchè non sono diabetico e non avevo problemi aggiuntivi.
Credo però che i pazienti segregati meriterebbero un po' più di sostegno psicologico, e non solo "goccine" per dormire come mi veniva sempre proposto e sempre rifiutavo. Nel totale isolamento dopo pochi giorni si perde il senso della terza dimensione e le pareti gialline della stanza sembrano venirti addosso e schiacciarti. Il reparto sarebbe perfetto se venisse fornito ai pazienti uno psicologo che due-tre volte la settimana facesse visita ai pazienti, per chiacchierare un po'. Gli ospedali hanno questo problema: tutti ti dicono le cose, ma nessuno ti ascolta. Alla fine sei solo un emocromo e non più un uomo. Io credo che il reparto dovrebbe attivare una persona che faccia visita ai malati, non dal vetro, ma in camera. E' vero che la maggior parte di degenti è infettiva e pericolosa, ma con le dovute precauzioni il malato si sentirebbe meno solo nel ricevere visite che non siano soltanto per piantare in vena aghi o somministrare amare medicine.
In fondo incontrare i propri parenti dal vetro, come in carcere, è un'esperienza agghiacciante. Dio abbia in gloria tutto il personale e tutti i pazienti di questi reparti.

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