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Medicina Ospedale Lovere

Ospedali

Reparto Medicina generale
Il reparto di Medicina Generale dell'Ospedale SS. Capitanio e Gerosa di Lovere in provincia di Bergamo, situato in Via Martinoli 9, ha come Primario responsabile il Dott. Giovan Battista Bianchi. Il reparto, cui afferisce anche un Centro Diabetico, si occupa principalmente degli scompensi cardiocircolatori e delle polipatologie dell'anziano. Esegue ecocardiogrammi, Holter ed Holter pressorio e test da sforzo. E' possibile contattare la Divisione chiamando il numero telefonico 0353067251. Fanno parte dell'equipe medica dell'unità operativa i dottori Luigi Gualteroni (responsabile Diabetologia), Isabella Carderi (referente per l'attività di Epatologia), Luisa Ferazzini (referente per l'attività di Cardiologia), Silvia Flaminia Curri, Stefano Fiorini, Nicola Vitale.



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Opinione inserita da Giampaolo Minetti
27 Luglio, 2011
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Ultimo aggiornamento: 28 Luglio, 2011
1 persone su 1 hanno trovato questa recensione utile

Sono un docente universitario. Mia madre ha avuto la sventura di essere stata ammessa nel reparto di medicina generale dell'ospedale di Lovere il 28 marzo 2008, per una insufficienza renale iatrogena causata da mezzo di contrasto iodato nel corso di una precedente operazione agli Ospedali Riuniti di Bergamo (che sono ora chiamati in causa civile di risarcimento danni). Il dott. Bianchi non riconosce lo stato di insufficienza renale e non invoca un approccio nefrologico, ma decide di trattare la paziente per una tromboembolia polmonare inesistente, per la quale somministra dosi incongrue di Coumadin (potente anticoagulante il cui utilizzo dovrebbe essere riservato su licenza a persone adeguatamente formate). La paziente entra in uno stato di scoagulazione, in conseguenza del quale si verifica una emorragia al braccio destro, con conseguente sindrome compartimentale, che richiede un trasferimento d'urgenza presso altra unità ospedaliera con operazione urgente di fasciotomia al braccio destro già fortemente compromesso, e successiva degenza in stato di scoagulazione in reparto di terapia intensiva per 35 giorni. L'insufficienza renale acuta non riconosciuta in prima istanza e non opportunamente trattata, ha comportato la condizione di elevato rischio di mortalità per la paziente, che è stata salvata solamente dall'intervento dei parenti prossimi.

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Patologia trattata sarebbe dovuta essere insufficienza renale acuta, invece è stata diagnosticata una tromboembolia polmonare.
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