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Esperienza negativa in oculistica
Sono rimasto profondamente deluso dall’esperienza presso Villa Igea di Forlì. Mi sono presentato con un problema gravissimo: completa opacizzazione di un occhio, chiedendo esplicitamente una valutazione seria della retina tramite OCT, ecografia B-scan ed eventualmente UBM, per capire se vi fossero le condizioni per affrontare un futuro trapianto di cornea.
Già alla reception ho percepito poca chiarezza: nonostante le mie domande precise, non mi è mai stato confermato quali esami sarebbero stati realmente eseguiti. Dopo aver pagato la visita, invece di essere seguito direttamente dal professor Busin, sono stato affidato quasi interamente a una giovane collaboratrice/studentessa, mentre nella sala erano presenti moltissimi altri pazienti.
Durante tutta la visita ho ricevuto risposte vaghe e poco trasparenti alle mie domande. La situazione è diventata ancora più assurda quando, non riuscendo a ottenere immagini diagnostiche utili, mi sono stati chiesti vecchi referti di altri ospedali, che sono poi sembrati riportati quasi integralmente nel nuovo referto. Un comportamento che ho trovato sinceramente inquietante: io avevo pagato per una valutazione nuova e approfondita, non per una copia di documentazione precedente.
L’ecografia B-scan non è stata eseguita correttamente, con spiegazioni legate alla presenza di silicone o altre difficoltà tecniche. Comprendo che possano esistere limiti clinici reali, ma allora sarebbe stato corretto spiegare fin dall’inizio che la struttura non disponeva degli strumenti o delle condizioni necessarie per valutare seriamente il mio caso.
Trovo inoltre umiliante il modo in cui qualsiasi tentativo di dialogo o domanda da parte mia sia stato liquidato con atteggiamenti paternalistici e frasi del tipo “lei non può capire” o “lei non sa nulla”. Un paziente che vive con un solo occhio funzionante meriterebbe ascolto, rispetto e chiarezza, non superficialità o sufficienza.
Alla fine mi sono ritrovato con un referto che conclude semplicemente:
“FOD non esplorabile per opacità corneale. Ecografia B-scan non eseguibile.”
Se questo era l’esito inevitabile, sarebbe stato molto più onesto riconoscere il limite della visita e prevedere almeno un rimborso parziale, dato che di fatto non è stata ottenuta alcuna reale valutazione diagnostica utile.
Ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a una struttura estremamente orientata alla quantità di pazienti più che all’approfondimento umano e clinico dei casi complessi. E quando si parla di occhi, soprattutto dell’unico occhio rimasto funzionante, non dovrebbe mai esistere questo tipo di leggerezza.
Personalmente, dopo questa esperienza, consiglio a chi ha casi complessi di valutare anche strutture all’estero. La medicina dovrebbe essere anche coraggio, tentativo, studio continuo e desiderio di mettersi alla prova davanti ai casi complicati, non solo routine e numeri. Una volta molti medici italiani erano conosciuti proprio per questo: determinazione, carattere e capacità di affrontare anche ciò che sembrava impossibile.
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