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Ospedale San Pietro, esperienza pessima
In data 15 febbraio 2026 alle ore 15:48, mi sono recato presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale San Pietro presentando una sintomatologia acuta e invalidante: lombosciatalgia destra refrattaria ai farmaci, deficit motorio con cedimento dell’arto e alterazione dello stimolo alla minzione.
Nonostante l’evidente gravità del quadro muscolo-scheletrico, ho riscontrato una totale chiusura diagnostica. Il personale ha tentato di liquidare il caso come una banale problematica discale, rifiutando ogni approfondimento d'urgenza (RM). In aggiunta alla superficialità clinica, ho dovuto subire l'arroganza di un operatore che si è permesso di mettere in dubbio la mia storia clinica pregressa, asserendo con estrema sufficienza che, alla fine degli anni '90, non avrei potuto essere stato operato dal Professor Mario Morbidi presso la vostra struttura, sostenendo erroneamente che il Professore non vi avesse mai operato.
Alla mia legittima domanda su come fosse possibile formulare una diagnosi senza accertamenti, la risposta è stata sprezzante e dilatoria: 'Se vuole la visito, ma c'è da aspettare'.
Costretto ad abbandonare la struttura per l'assenza di cure reali, mi sono recato al PS dell'ospedale Cristo Re alle 17:10. Qui ho subito un ulteriore grave disagio: il San Pietro non aveva provveduto a chiudere la mia posizione amministrativa, impedendo di fatto la mia immediata accettazione e ritardando l'intervento d'urgenza presso la nuova struttura.
Segnalo, infine, una condotta del personale caratterizzata da una confidenza eccessiva e poco professionale tra colleghi, con un approccio 'piacione' del tutto incompatibile con la gestione di un paziente in stato di sofferenza acuta. Una gestione di questo tipo espone il paziente a rischi evitabili e lede profondamente l'immagine della vostra struttura.
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