Lungodegenza Ospedale Montebelluna

Lungodegenza Ospedale Montebelluna

 
3.3 (2)
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Il reparto di Lungodegenza riabilitativa dell'Ospedale Civile San Valentino di Montebelluna in provincia di Treviso, situato in Via Togliatti 1, ha come Responsabile il Dott. Emanuele Rizzo. Il reparto dispone di 25 posti letto ed accoglie i pazienti provenienti dalla Geriatria per acuti, da altri reparti e anche dal domicilio per un periodo di ricovero con fine riabilitativo, prevedendo inoltre possibilità di ricovero in regime di day hospital per pazienti con patologie ematologiche richiedenti emotrasfusioni o infusione di farmaci in fascia H. L'Unità ha come scopo primario quello di realizzare un percorso diagnostico terapeutico e riabilitativo su soggetti anziani e adulti, con patologia in fase subacuta, con particolari caratteristiche di complessità, problematicità e fragilità, soprattutto se affetti da polipatologia e pertanto esposti a elevato rischio di disabilità. L'attività ambulatoriale prevede un Ambulatorio Divisionale (Ambulatorio Geriatria – Ambulatorio Demenze). Fanno parte dell'equipe dell'unità operativa i dirigenti medici Dott.ssa Silvia Bottegal, Dott. Sergio Forli, Dott.ssa Luisa Vedovotto.

Recensioni dei pazienti

2 recensioni

Voto medio 
 
3.3
Competenza 
 
1.0  (2)
Assistenza 
 
3.0  (2)
Pulizia 
 
4.5  (2)
Servizi 
 
4.5  (2)
Voti (il piu' alto e' il migliore)
Competenza
Assistenza
Pulizia
Servizi
Commenti
Informazioni
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Voto medio 
 
4.0
Competenza 
 
1.0
Assistenza 
 
5.0
Pulizia 
 
5.0
Servizi 
 
5.0

Ottimo il dott. Rizzo, ma...

In un mio precedente commento a questo reparto, a proposito del suo direttore dr. Emanuele Rizzo, ho scritto che i suoi colleghi non sono degni di nota. E' un commento tranchant e me ne rendo perfettamente conto, ma questa volta il troppo e' troppo!
Per la seconda volta, nel corso di questo mese che ho trascorso ad assistere la mamma, mi sono imbattuto in tale dr.ssa, già nota a questo sito, la quale spesso crea infondati allarmismi circa lo stato di salute del paziente che, a suo dire, sarebbe "in precaria situazione clinica" (sic).
Complessivamente poco predisposta perlomeno a gestire un corretto rapporto con chi assiste la persona ricoverata, appare anche immotivatamente non allineata al parere positivo che il suo Direttore mi ha espresso stamane. Sollecitata da una infermiera professionale ad una visita estemporanea a mia madre, ho osservato che, dopo aver impiegato circa 2 minuti a leggere tutta la cartella clinica, si è poi diretta al capezzale di mia madre che, ripeto a suo dire, sarebbe in imminente pericolo di vita. Ma io so di stare tranquillo per la sorte di mia madre.
Riferirò al più presto circa gli sviluppi della situazione clinica, anche per suffragare con prove e fatti clinici quanto sopra detto.

Patologia trattata
Scompenso cardiaco.


Voto medio 
 
2.5
Competenza 
 
1.0
Assistenza 
 
1.0
Pulizia 
 
4.0
Servizi 
 
4.0

Unità Valutativa Alzheimer

In data odierna 14/02/2012 ho portato mia madre alla visita periodica di controllo (ogni 6 mesi). Oggi ho incontrato la Dottoressa V., la quale ha sostenuto che mia madre non ha il morbo di Alzheimer ma, come aveva diagnosticato nell'anno 2002, è affetta da sindrome depressiva. Facendole notare di essere in possesso di dichiarazioni di colleghi medici specialisti contrarie alla sua, ha fatto intendere che le avessi avute perchè "visite a pagamento" (la maggior parte non lo erano), mettendo così in discussione le capacità dei colleghi e la mia integrità morale. Nel 2002 ad avvallare la sua diagnosi sdr. ansioso-depressiva è stata una consulenza psichiatrica; ripetuta in seguito (su consiglio di un collega della Dottoressa) con un altro psichiatra, il quale diagnosticò sì una depressione, ma accompagnata da demenza senile su base vascolare. Nel 2005 fu iniziata la terapia con Aricept (5mg 1c die) che dopo tre mesi di assunzione mi rifiutai di sommistrarla a mia madre in quanto le provocava vere e proprie allucinazioni con distorsione della realtà, mettendo a rischio la sua vita (oltre che incontinenza fecale). A seguito lo psichiatra consigliò la somministrazione di Ebixa (allora completamente a pagamento) e dall'inizio 2006 ad oggi mia madre assume l'Ebixa (20mg 1c die). A parte il fatto che non so cosa possa fare un medicinale per l'Alzheimer ad una paziente semplicemente depressa, ma ritengo che la Dottoressa abbia recato danno a suo tempo a mia madre nell'anno 2012, caricandola contro la sottoscritta e consigliandola su affari privati; così facendo mia madre si è ritrovata completamente nulla tenente. Penso che qualcuno dovrebbe rivedere la sua competenza riguardo una sua valutazione (oggi nei test psicometrici ho notato che ha scritto che mia madre ha dato risposte esatte che realmente non ha dato e facendolelo notare ha annuito. A che pro mi chiedo?). Un corso di aggiornamento sul morbo di Alzheimer non farebbe male, anche perchè da anni fa parte di un'unità valutativa. Concludo dicendo che questa è malasanità!!!
P.S. Ricoverata in geriatria fine giugno 2009 è scappata uscendo in vestaglia dall'ospedale e percorrendo circa un chilometro seguita a distanza da un tecnico che aveva concluso il suo turno. (Riporto quanto scritto nella lettera di dimissioni)... Ha mal tollerato il ricovero, presentando un episodio di wandering e peggioramento dei disturbi cognitivi e del tono dell'umore. Si rinvia quindi a domicilio. Comunicheremo appena possibile l'esito dei referti... (A seguito dell'accaduto non hanno voluto più tenerla in reparto senza la mia assistenza continua 24 ore su 24).

Patologia trattata
Alzheimer.


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