Dettagli Recensione

 
Ospedali e case di cura a Ravenna
Voto medio 
 
5.0
Competenza 
 
5.0
Assistenza 
 
5.0
Pulizia 
 
5.0
Servizi 
 
5.0

Ringraziamenti

Vorrei raccontare la mia storia con la speranza che sia in qualche modo d’aiuto a chi abbia un problema simile al mio.

Fin da bambina ho sempre pensato che gli Angeli fossero quelli con il camice bianco che correvano nei corridoi degli ospedali guarendo, come per magia, tutte le persone che si rivolgessero a loro.
Questa cosa col tempo è cambiata, ho smesso di credere che i medici fossero àncore di salvezza, perché sono semplicemente persone e in quanto tali non in grado di compiere miracoli... ed in fondo è giusto così...

A dicembre 2018 inizia la mia storia.
È un sabato d’inverno e decido di accompagnare un mio amico ad arbitrare una partita di pallavolo. Mi siedo sullo spalto della palestra con una gamba flessa com’è mio solito fare. Quando mi rialzo la gamba era completamente addormentata dall’inguine al piede, non mi preoccupo anche perché nel giro di qualche minuto tutto sembra risolversi. Il giorno dopo si ripresenta il problema con la difficoltà ad articolare il passo. Premetto che non sono ipocondriaca ma inizio a preoccuparmi seriamente visto che il piede non accennava più alcun movimento. Decido così di rivolgermi al mio medico di base, che mi prescrive del cortisone convinto che nel giro di qualche giorno si sarebbe risolto tutto. Così non è stato. Prendo quindi appuntamento con un neurologo dell’ospedale “Carlo Urbani” di Jesi (An). Mi visita e convinto che fossi pazza mi regala un campione omaggio di acetilcarnetina, spacciandolo come il ritrovato del secolo, e mi consiglia un emg. Il referto dell’emg indicava “neuropatia del peroneo comune dx al capitello fibulare con lievi fenomeni di axonotmesi.” Terapia: riposo, tanta pazienza e sospensione degli allenamenti di nuoto.
Non soddisfatta mi rivolgo ad un altro neurologo. Anche lui mi visita e sulla scia delle visite precedenti mi prescrive ancora dell’acetilcarnetina, perché per il sistema nervoso non esiste cura, e mi “autorizza” a tornare in piscina.
I disturbi continuano e salire le scale diventa una scalata dell’Everest, guidare la macchina un’impresa titanica e nuotare sembra impossibile. Torno da quest’ultimo, descrivo per quanto meglio posso i disturbi e facendomi passare per una psicopatica ipocondriaca mi prescrive un RM lombosacrale per escludere patologie da compressione. RM negativa. Nel frattempo cambio il mio medico di base e dicendomi finalmente che non c’è più tempo da perdere, mi indirizza da un neurochirurgo all’ospedale Riuniti di Ancona. Leggendo l’Emg senza alcuna esitazione, il neurochirurgo mi suggerisce di prenotare una visita nel più breve tempo possibile dal dott. Veronesi suo amico/collega a Lugo. Dopo infinite chiamate riesco a prendere appuntamento in tempi brevissimi con il neurochirurgo, che mi inserisce nelle liste di attesa per un intervento urgente.
Il dott. Veronesi era stato chiarissimo sia durante la visita sia nelle mail che si sono susseguite poi: “anche liberando il nervo, la situazione potrebbe non cambiare.”
Ho pianto per giorni interi perché a trent’anni non puoi accettare il fatto di non riuscire più a camminare. Mi ha operata il 2 luglio 2019 all’ospedale di Faenza.
Ero preparata al peggiore dei risultati, non volevo illudermi che andasse tutto bene.
Le parole del dott. Veronesi continuavano a rimbombarmi in testa e scandivano ogni secondo delle mie giornate.
L’intervento è andato meglio del previsto, dopo neanche 5 minuti il mio piede ha iniziato a muoversi!

Quell’abbraccio del dott. Veronesi a fine intervento rimarrà per sempre tra i miei ricordi più belli. Profumava di soddisfazione, orgoglio e vittoria!

E oggi posso tornare a dire e a credere che gli Angeli non sono biondi, con gli occhi azzurri e l’aureola.
Il mio ha un’identità e si chiama Vanni Veronesi. È un uomo in carne ed ossa e col capello brizzolato, indossa spesso una mascherina verde per rimanere in incognito e quando ha in mano un bisturi è capace di compiere miracoli.

Non basterà una vita intera a ringraziarlo per tutto quello che ha fatto per me. E soprattutto è stato uno dei pochi a non trattarmi come una psicopatica ipocondriaca ma ha sempre creduto ad ogni mia singola parola.
La strada sarà ancora lunga...ma se questi sono i presupposti son sicura, grazie a lui, di aver imboccato quella giusta!

Ringrazio inoltre tutta l’equipe del dott. Veronesi. La ferrista, professionale e super attenta, il simpaticissimo infermiere che mi ha tenuta compagnia durante tutto l’intervento, il giovane infermiere che mi ha sistemato i cuscini per farmi stare il più comoda possibile durante l’intervento e si preoccupava se avessi freddo, l’infermiera del reparto di chirurgia del sistema nervoso periferico perennemente col sorriso e pronta a infondermi coraggio.

Voglio ringraziare di cuore anche il mio medico di base dott. Francesco Freddo, che mi ha aperto il varco della speranza, il neurochirurgo dott. Michele Luzi (ospedale Riuniti Ancona)per avermi mostrato uno spiraglio di luce in fondo al tunnel ed il mio fisioterapista, che mi ha sempre sostenuta con la sua positività, credendo più di me al fatto che sarebbe andato tutto per il meglio.

Grazie davvero ad ognuno di voi!

Patologia trattata
SPE a destra al capitello fibulare.

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