Dettagli Recensione
Quale disastro la protesi totale al ginocchio
Nel marzo del 2024, esibendo una R.M. del mio ginocchio dx, eseguita nell’ottobre 2023, il cui esito era:
“Rottura a decorso orizzontale nel corno anteriore e nel corpo meniscale laterale. Meniscopatia degenerativa del corno posteriore del menisco laterale. Integri i legamenti crociati e i legamenti collaterali. Rotula lievemente deviata in senso laterale nelle sezioni sul piano trasversale. Ridotta l’ampiezza della rima articolare femoro-rotulea. Assottigliate le cartilagini articolari della rotula e della troclea femorale. Discreto versamento nella borsa sottoquadricipitale in particolare attorno al condilo femorale laterale. Edema nel corpo adiposo di Hoffa anteriormente al corno anteriore del menisco laterale. Normale intensità del segnale delle strutture scheletriche”,
mi sono recato a Mira, alla Fisioterapia Riviera, in visita dal dr. Girotto, “referente per la chirurgia protesica ad alta complessità e aiuto responsabile della U.O. di chirurgia del ginocchio del Policlinico di Abano Terme”.
Previo esame della R.M. di cui sopra, mi erano stati prospettati i benefici che avrei tratto dall’intervento protesico propostomi, in mancanza del quale, e certamente a breve, avrei avuto l’arto bloccato e quindi la necessità dell’intervento stesso. Contando sulla risoluzione del mio problema, accettavo.
Prima dell’intervento, con amici, ogni domenica percorrevo dagli 8 ai 15 km, in pianura, collina, montagna (e, in inverno, pure sciavo), cosa per cui, quanto suggeritomi, mi allettava assai.
Senza nulla conoscere della mia Anamnesi P.R., diagnosticando “Gonalgia destra in gonartrosi”. il dr. Girotto, sempre nella stessa giornata (13 marzo 2024) programmava “la protesizzazione totale tricompartimentale, con metodica robot assistita”.
Il 16 aprile venivo convocato ad Abano e ivi sottoposto agli esami pre-intervento che aveva luogo, sempre a Abano, il 21 giugno 2024 nel Reparto Ortopedia II ove restavo ricoverato sino al 25 giugno seguente, giorno in cui venivo trasferito nel Reparto “riabilitazione”.
Direttore del Reparto: dr.Roberto Villaminar.
Già prima del trasferimento, e pure nel corso del primo tentativo di fare un primo passo, avevo manifestato un dolore lancinante sul lato esterno del ginocchio.
Dalla lettura di un foglio illustrativo apprendevo che vi sarebbe stato l’ “indirizzo e controllo personale delle diverse fasi riabilitative, della rieducazione al cammino (che inizia il giorno successivo all’intervento, con stampelle, con la possibilità di caricare completamente l’arto operato ); della riabilitazione che ha una durata di circa una settimana; dell’abbandono, nella maggior parte dei casi, delle stampelle nei successivi 15-20 giorni; del ritorno ad un’attività lavorativa di tipo sedentario in tempi brevi; della guida che può essere concessa tra il 30° ed il 40° giorno dall’intervento; della moderata e tollerata condizione infiammatoria nei successivi 3-4 mesi, che richiede una attività in carico graduale, portando alla stabilizzazione definitiva del ginocchio operato e quindi alla sua elevata performance funzionale, anche nelle attività sportive a non elevata sollecitazione”
Certamente quanto sopra non doveva riguardare/comprendere il mio caso.
Fatto è che, trasferito alla riabilitazione sono rimasto, sempre a letto, fino al giorno 12 luglio 2024, giorno della dimissione.
E forse, fino a quel giorno, perché era l’ultimo imputabile al Servizio Sanitario Nazionale.
Nella stessa giornata della dimissione sono riuscito ad accedere, e questa volta nella mia città e privatamente, in altra struttura, ove, finalmente, sono riuscito a compiere (sia pure con i persistenti dolori) il primo giro completo alla pedaliera e vedere e frequentare, per la prima volta, una palestra nella quale ho compiuto degli esercizi riabilitativi a me prima sconosciuti.
E questo per una quindicina di giorni. Tali esercizi ho continuato a fare a casa, anche dopo la visita di controllo fatta dal dr. Girotto e sempre nell’ambulatorio di Mira, il giorno 11 settembre 2024.
Per giungere a Mira, benché trascorsi oltre 60 giorni dall’intervento, ho dovuto richiedere l’ottimo servizio disabili offerto dalle FF.SS.: presa in carico a Trieste con carrozzina, trasferimento della stessa su sollevatore sino al piano carrozza. Procedura inversa una volta giunto in Veneto e nuovamente, ultimata la visita dal Veneto a Trieste. Il tutto condito dall’uso delle inseparabili 2 stampelle.
Prima della visita avevo spedito un W.A. al dr. Girotto al numero sul quale vi erano stati precedenti scambi di messaggi con la sua segretaria, del seguente tenore:
il gonfiore al ginocchio tende a ridursi, ma, dopo gli esercizi aumenta notevolmente il dolore, la parte si arrossa, si riduce con ghiaccio, si scalda da metà coscia a sopra il malleolo. Sono progressivamente apparsi dolori alle vertebre lombo sacrali. Fatto è che mi sforzo, a più riprese, di eseguire gli esercizi, con il risultato che, mentre al mattino l’arto può flettersi, con il procedere della giornata diventa sempre più rigido e dolorante. In attesa di Sue notizie. (29/07/2024 ore 10:11).
Il giorno della visita, nonostante quanto sopra segnalato, il dr. Girotto sentenziava: ”Va bene sia clinicamente che radiologicamente e tra 2/3 mesi può iniziare a svolgere liberamente le comuni occupazioni quotidiane. Da rivedere tra 3 mesi”. Mira, 11 09 24.
Esattamente, proprio 2024. Siamo nel luglio 2026 e nulla è cambiato. Due anni.
Debbo sempre salire e scendere le scale con l’ausilio di un bastone che debbo utilizzare anche per camminare, con i dolori che riprendono dopo percorsi al massimo 500 metri.
Altro che ripresa delle occupazioni quotidiane, altro che camminate con gli amici in collina, pianura o montagna, altro che sciate invernali.
Ma tutto ciò, deduco, alla struttura ospedaliere non interessa: pagato l’operatore, pagata la degenza, pagata ogni altra voce addebitabile, l’interesse per il paziente si dissolve.
Pardon, ho sbagliato: ginocchio, non paziente.
Richiesta la Cartella Clinica, ottenuta dopo non pochi solleciti, ho riscontrato nella stessa numerose amenità che non hanno trovato risposta neppure nell’ultima missiva della Direzione Sanitaria, inviata, p.c., pure all’Ufficio Legale.
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