Dettagli Recensione

 
Ospedale Policlinico Tor Vergata di Roma
Voto medio 
 
1.8
Competenza 
 
1.0
Assistenza 
 
1.0
Pulizia 
 
4.0
Servizi 
 
1.0

Mia madre è morta dopo un trapianto di fegato

Mia madre è morta all'età di 62 anni dopo un trapianto di fegato presso questo ospedale. È entrata in reparto venerdì 3 febbraio 2017 ed è deceduta dopo una settimana esatta, 11 febbraio 2017. Viene operata dall'equipe capitanata dal dottor Manzia. L'intervento risulta riuscito e viene trasferita in terapia intensiva come da prassi medica. Dopo due giorni viene sciolta la prognosi e fatta salire in reparto. Già da subito la paziente ha presentato problemi respiratori e renali (problematiche da noi constatate solo dopo aver ritirato la cartella clinica) giustificati a noi come eventuale complicanza post trapianto. Diagnosi: edema polmonare grave e insufficienza renale. (anche questo constatato da noi dopo 90 giorni dalla sua morte).
In linea generale, dopo aver operato mia madre, c'è stato un fuggi fuggi da parte dei medici. Non siamo mai stati informati circa il decorso della paziente. Il dottor Manzia e la sua equipe non hanno più rilasciato alcun contenuto circa la situazione di salute di mia madre. Il pomeriggio di mercoledì 8 ricordo di averlo incontrato prima che entrasse a visitare mia madre, ma giustamente mi ha detto: io devo visitare la paziente prima di dirvi come sta. Abbiamo quindi atteso il dottore fuori dalla porta del reparto ma... dopo la visita esce dalla stanza e si reca verso l'uscita opposta che si trova in fondo al reparto. In ogni caso siamo stati ignorati e abbiamo atteso invano.
Inoltre l'assistenza in reparto è stata mediocre soprattutto dopo l'intervento. Ho assistito alla richiesta di soccorso di mia madre inizialmente ignorata; suonava il campanello ma nessuno arrivava finché mio padre è intervenuto per chiedere aiuto e un'infermiera ha risposto in maniera molto ineducata dicendo che per lei era all'ordine del giorno vedere una paziente trapiantata lamentarsi per i dolori (in realtà mia madre diceva da due giorni di avere tantissima sete e un caldo bestiale... a febbraio!!!). Le è stata fatta una iniezione, immagino un antidolorifico. Un'altra dottoressa alla richiesta di potermi aiutare a mettere la mascherina dell'ossigeno alla paziente dopo esser stata imboccata dalle infermiere, che nel frattempo si erano allontanate senza metterle la maschera, mi ha risposto che non era di sua competenza e con molta sufficienza, ma fortunatamente, mi ha aiutata. Il problema è che nei momenti di particolare sensibilità perché hai un genitore in uno stato di sofferenza, ci si sente realmente abbandonati se questo è il feedback ricevuto.
La sera stessa torniamo a farle visita preoccupati per aver visto queste negligenze in reparto, ma il letto di mia madre era vuoto... Era stata spostata di reparto per effettuare una dialisi, senza essere messi al corrente da nessuno; non ci hanno permesso di vederla così siamo tornati a casa. Nel frattempo sempre nessun contenuto circa la situazione di salute di mia madre.
La mattina successiva arriva la telefonata che non avresti mai voluto ricevere. Ci chiamano dalla sala rianimazione: mia madre era nuovamente in sala operatoria d'urgenza a causa di una estesa emorragia nell'addome (emorragia peritoneale) riscontrata attraverso una TAC. La tac viene fatta la mattina quando viene ritrovata mia madre priva di sensi nel suo letto dal dottor Toti. Era questa la motivazione di due giorni passati a bere continuamente e a sentire caldo come fosse all'inferno. Dopo un giorno se ne è andata.
Dopo la sua morte sono andata a ritirare la cartella clinica che mi è stata consegnata in tempi al limite del legale, quasi oltre i 90 giorni... Ancora attendo un cenno di umanità da parte vostra. Ma invano. Mi fermo qui... Avrei molte altre notizie da trasmettere in quella settimana di speranze sogni e disperazione, ma credo che quello che è stato messo nero su bianco qui sia sufficiente. Ci tengo a dire un'ultima cosa: la paziente entra in ospedale per l'operazione con le sue gambe, mezz'ora prima ballavano divertite in sala da pranzo, le sue analisi erano in netto miglioramento avendo ormai da mesi debellato il virus dell'Hcv grazie al Sovaldi e ribavirina (bilirubina e transaminasi in netta discesa), ittero scomparso, encefalopatia epatica del tutto assente, ascite al minimo. Nessuno avrebbe mai detto fosse malata. Ultimo grande insegnamento di mia madre, che non ha mai perso la speranza e la tempra e mi ha sempre guardata facendomi un bel sorriso.
In tutto ciò, ho trovato umanità nei pazienti che abbiamo conosciuto lungo tutti questi anni e nel ragazzo dell'ufficio relazioni con il pubblico, che mi ha aiutata in maniera diretta a ricevere la documentazione nei tempi desiderati.

Patologia trattata
Cirrosi epatica da hcv correlata.

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