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Exeresi ependimoma mixopapillare
Il 29 maggio 2024 ho ricevuto il regalo più grande della mia vita: la possibilità di continuare a camminare, di continuare a vivere.
A quell'età la vita ha una voce piena di progetti e di futuro, ma la mia si era improvvisamente fermata davanti a una diagnosi che face gelare il sangue: un ependimoma mixopapillare di secondo grado. Sapevo perfettamente cosa significasse quell'intervento al Policlinico Nuovo Federico II. Sapevo che c'era il rischio concreto di non poter più muovere le gambe, di perdere quella libertà che diamo sempre per scontata finché non rischiamo di perderla per sempre.
Eppure, quel giorno e in tutti quelli che lo hanno preceduto e seguito, non sono stata solo una paziente su un tavolo operatorio. Sono stata una persona affidata a mani che sono state molto più che chirurgiche: sono state salvifiche.
Il mio primo immenso grazie va a chi ha reso possibile questo miracolo. Al professor Paolo Cappabianca, che mi ha indirizzata, e al professor Luigi Maria Cavallo, il medico che ha guidato l'equipe in sala operatoria con un talento straordinario e una dedizione incrollabile. Avete preso in carico non solo la mia colonna, ma la mia intera esistenza, restituendomi il futuro che temevo di veder svanire. Se oggi posso ancora camminare, il merito è della vostra eccellenza.
Ma la guarigione non è fatta solo di bisturi e sale operatorie; è fatta di sguardi, di mani tese, di umanità nei momenti di buio più totale.
Come potrei mai dimenticare Salvatore? Sei stato tu a prendermi per mano la prima volta dopo l'intervento, a testare la forza delle mie gambe, a infondermi quel coraggio di cui avevo disperatamente bisogno per fare il primo passo fuori dalla paura.
E un grazie profondo va ad Alfonso, OSS dal cuore immenso, e a Carmine, il signore delle pulizie, che con la sua leggerezza, gentilezza e una parola buona sapeva alleggerire anche le giornate più pesanti. A tutti gli infermieri e agli operatori socio-sanitari del reparto: non mi avete mai fatto mancare un sorriso, un conforto, una carezza quando la paura prendeva il sopravvento. Siete stati la mia famiglia quando la mia era fuori da quella porta ad aspettare con il fiato sospeso.
Festeggiare i trent'anni nel giorno delle dimissioni ha avuto il sapore di una seconda nascita. Questa recensione non è solo un ringraziamento: è il mio modo di gridare al mondo che nella sanità pubblica esistono eccellenze rare, fatte di grandi professionisti ma, prima di tutto, di persone straordinarie. Grazie di aver salvato i miei passi e di aver reso il giorno più difficile della mia vita l'inizio di una nuova vita.
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