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Pessima esperienza
A mio padre è stato diagnosticato un tumore allo stomaco con metastasi al fegato e peritoneo il 6 marzo. Parte il calvario: gli è stato detto subito, in una situazione non protetta (dopo una notte e giornata intera in PS) che non era curabile. Dopo due settimane seconda volta in PS per svenimento, senza che nessun oncologo lo visitasse. La presa in carico avviene 3 giorni dopo la dimissione dal PS e la prima visita oncologica dopo una settimana. Proposta del dott. Cergnul di inizio chemioterapia due settimane dopo e se tutto va bene, operazione. Nel frattempo mio padre peggiora fisicamente (vomito, astenia). Il giorno della visita ematologica al centro trasfusionale è debilitato a tal punto che il dottor Valdoni ci consiglia di andare in oncologia a chiedere un parere. L'oncologo al piano degli ambulatori (non so quale fosse perché non si è presentato) non ci riceve perché non abbiamo l'appuntamento. L'unico modo per essere visitato è passare dal PS. Altre due notti in PS, mio padre peggiora sensibilmente. Finalmente viene ricoverato in reparto. Chiedo il supporto psicologico per lui, perché la partenza della chemioterapia viene rimandata (e la speranza di iniziare la chemio era quello che lo mandava avanti). Chiedo alla psicologa di essere presente nel momento in cui decideremo di comunicargli la decisione definitiva. Invece gli viene comunicato che non farà la chemio e che non c'è più niente da fare una mattina durante la visita di routine, senza psicologa, senza avvisarci e senza un parente a fianco che lo supporti. Il pomeriggio stesso, nell'ora di vista parenti, mio padre è a pezzi psicologicamente. L'infermiera caposala ha ripreso in malo modo mia mamma qualche mattino dopo, perché era entrata (con il permesso del medico) a prendere il cellulare di mio padre per motivi organizzativi. Infermiere a volte scocciate di vederci in tre in camera in momenti delicati. Sapevamo che il numero di parenti era uno alla volta, ma c'erano momenti in cui umanamente dovevamo stargli vicino. Nessuna empatia, nessuna attenzione al benessere psicologico di paziente e parenti. Dopo due settimane di ricovero lo spostiamo all'hospice di Cuggiono, dove finalmente troviamo un ambiente protetto e umano.
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