Dettagli Recensione

 
Ospedali e case di cura a Palermo
Voto medio 
 
5.0
Competenza 
 
5.0
Assistenza 
 
5.0
Pulizia 
 
5.0
Servizi 
 
5.0

Un anno dopo 26 febbraio 2025 / 26 febbraio 2026

È trascorso un anno esatto. Un anno da quel 26 febbraio che ha segnato uno spartiacque netto nella mia esistenza: prima e dopo. Prima dell’intervento. Dopo l’intervento. Un anno da un’operazione complessa, molto complessa. Non un intervento ordinario, ma un intervento ad altissimo grado di difficoltà, che sin dall’inizio mostrava tutta la sua gravità clinica e il suo peso umano. Un’operazione che mi ha salvato la vita. Oggi non scrivo un semplice post. Scrivo un atto di riconoscenza. Scrivo perché ogni battito del mio cuore, oggi, porta dentro di sé un grazie.
Tutto è iniziato con un dolore fortissimo al petto. Un’angina pectoris violenta, netta, impossibile da ignorare. Ma la verità più profonda è un’altra: se il mio amico Luca non fosse morto pochi mesi prima, per non aver avuto il tempo di sottoporsi a un intervento simile al mio, forse io quel dolore non lo avrei collegato a qualcosa di così grave. Luca non c’è più. E la sua assenza è stata la mia lucidità. È stata la mia capacità di capire che quel dolore non era stanchezza, non era stress. Era un segnale serio, drammatico. In silenzio, Luca mi ha aiutato a salvarmi.
Prima ancora di arrivare al GVM – Maria Eleonora Hospital, devo pronunciare un nome con affetto e gratitudine immensa: Freda Liotta. Amica carissima, tecnico di radiologia presso ISMETT. È a lei che mi sono rivolto immediatamente dopo quel dolore devastante. Grazie alla cardiotac sincronizzata, eseguita con professionalità altissima e dopo consulto con il radiologo, Freda è uscita dalla sala con un volto serio. Mi ha detto che la situazione era molto grave. Una occlusione del 95% della coronaria ascendente anteriore (IVA), in un punto cruciale, con coronaria già disseccata e sangue nell’intima: il preludio certo a un infarto “senza scampo”. Se oggi sono vivo, lo devo anche a quella prontezza, a quella chiarezza, a quella sincerità. Grazie, Freda.
Pochi giorni dopo, il ricovero al GVM – Maria Eleonora Hospital di Palermo. Fin dal primo ingresso ho percepito qualcosa di diverso: ordine, pulizia, organizzazione perfetta, sorrisi autentici. Dalla reception ai reparti, nessuno escluso. Non è una struttura fredda. È un luogo che accoglie, che protegge, che rassicura.
Il professor Giuseppe Bianco è il cardiochirurgo che ha aperto il mio sterno e ha operato il mio cuore battente. Un intervento di bypass a cuore aperto e pulsante, tecnica off-pump, innovativa e rivoluzionaria, che evita la circolazione extracorporea, riduce il trauma e consente un recupero più rapido. Non un intervento qualunque, ma un intervento di rilievo scientifico, tanto che la struttura lo ha inserito nella propria rivista come caso di grande novità. Io sono stato quel caso. Il dolore del taglio sternale l’ho portato per mesi e ancora oggi quella cicatrice mi ricorda che sono vivo. Non potevo dormire disteso, dovevo restare a novanta gradi, non potevo chinarmi né abbassarmi. Ma ogni dolore era il prezzo della vita. Il professor Bianco non è solo un chirurgo di fama: è un uomo che trasmette sicurezza, decisione, competenza assoluta. A lui devo la mia seconda vita.
La dottoressa Daniela Bacarella è stata presenza costante prima dell’intervento, durante e dopo, per un anno intero, con controlli frequenti e scrupolosi. Quando mi sono addormentato in sala operatoria alle 7:15 del 26 febbraio ho pregato Dio di farmi svegliare. Al risveglio, nel pomeriggio, intubato, ho trovato lei. Mi aveva promesso che sarebbe stata lì e ha mantenuto la promessa. Mi ha chiesto il suo nome; con fatica l’ho pronunciato. Ha sorriso. Sono stato estubato quasi subito. Quell’immagine resterà con me per sempre. Un grazie profondo va anche al dottor Ballo, che per primo ha compreso la gravità della situazione e ha agito con tempestività disponendo il ricovero immediato. In questi casi il tempo è tutto.
L’équipe medica non si limitava alla visita di rito. I medici venivano spesso, parlavano con tono rassicurante, incoraggiavano. Mai una parola fuori posto, mai. Sempre cortesia infinita, sempre rispetto. L’incoraggiamento, in certi momenti, è una medicina potentissima. Un capitolo speciale lo dedico alle psicologhe, la dottoressa Vitalba Lamia e la dottoressa Fabrizia Rubino. Il loro supporto è stato fondamentale. Mi hanno preparato mentalmente all’intervento, mi hanno aiutato a gestire la paura, mi hanno insegnato a concentrarmi sulle cose belle mentre mi addormentavo. Senza di loro non avrei affrontato l’operazione con quella serenità. La chirurgia salva il corpo, la psicologia sostiene l’anima. E senza anima non si combatte.
In terapia intensiva ho visto l’eccellenza vera. Ogni letto aveva un infermiere davanti, la scrivania era materialmente ai piedi del letto e i parametri vitali venivano controllati minuto per minuto. Mi guardavano costantemente, anche di notte. Se chiamavi, arrivavano correndo. Quando il 28 febbraio ho iniziato a camminare e non mi sono più fermato, ho visto infermieri e medici sorridere: “Professore, bravo”. Quel sorriso valeva più di mille farmaci. Un ricordo speciale al dottor Gianni Cacioppo, che con le sue battute mi faceva ridere quando sembrava impossibile. Il personale infermieristico, gli OSS, gli OSA, tutti, meriterebbero un premio.
Un grazie enorme va al personale delle pulizie: camere impeccabili, ordine assoluto, pulizia personale più volte al giorno. In quale ospedale accade tutto questo? La pulizia è rispetto. Il servizio di tovagliato garantiva lenzuola cambiate quotidianamente, tovaglie nuove a ogni pasto, teli bagno rinnovati giorno dopo giorno. Non sono dettagli: sono dignità. Anche la cucina era eccellente, gourmet, con cibo cucinato con cura e materie prime di qualità, servito con attenzione. Anche questo è cura. Anche questo fa la differenza.
Il giorno delle dimissioni ho lasciato l’ospedale e si è aperta una nuova vita, con difficoltà enormi nel primo mese e un’assistenza amorevole da parte di mio figlio. Ma ogni difficoltà era accompagnata da un pensiero: sono stato fortunato. C’è poi un elemento che mi ha profondamente colpito: l’intervento a cui sono stato sottoposto è stato presentato nella rivista scientifica della struttura come caso clinico di grande interesse per l’innovatività della tecnica utilizzata e per il percorso post-operatorio. Essere diventato, mio malgrado, un caso di studio non è motivo di vanità ma di riconoscenza, perché significa che dietro quell’intervento c’erano ricerca, aggiornamento continuo, progresso medico.
Ogni volta che entro al GVM – Maria Eleonora Hospital per una visita di controllo mi sento a casa. Ritrovo gli stessi sorrisi, dalla reception ai reparti. Non è solo un ospedale: è una comunità. È un’eccellenza assoluta. Tutto è eccezionale. Tutto. Dalla chirurgia alla psicologia, dalla terapia intensiva alla cucina, dalla reception al servizio di pulizia. Il mio cuore oggi batte e batte grazie a loro. Grazie professor Giuseppe Bianco. Grazie dottoressa Daniela Bacarella. Grazie dottor Ballo. Grazie Freda Liotta. Grazie alle psicologhe. Grazie ai medici. Grazie agli infermieri. Grazie a tutto il personale. E grazie, Luca. Ma, principalmente, grazie a Maria Santissima dei Miracoli, Patrona di Alcamo. Il mio cuore continua a battere. E ogni battito è un grazie.

Patologia trattata
Grave malattia coronarica con occlusione critica (95%) della coronaria ascendente anteriore (IVA), in prossimità della sua diramazione, con dissezione intimale e rischio imminente di infarto miocardico maggiore. Quadro clinico ad altissimo rischio, compatibile con possibile evento acuto “senza scampo” in assenza di tempestivo intervento cardiochirurgico.
Tipo di trattamento chirurgico e/o farmacologico ricevuto
Intervento di bypass aorto-coronarico (BAC) su coronaria ascendente anteriore (IVA) eseguito con tecnica off-pump (a cuore aperto e battente, senza circolazione extracorporea). Ricovero in terapia intensiva post-operatoria con monitoraggio continuo, successiva stabilizzazione emodinamica e terapia farmacologica cardiologica post-intervento (antiaggreganti, terapia antipertensiva e cardioprotettiva).
Esito della cura
Guarigione totale

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