Dettagli Recensione
Aborto spontaneo
Il 21 giugno 2025 ho perso il mio primo bambino. Un’esperienza dolorosa che mi ha fatta sentire profondamente sola, come mai prima nella mia vita.
Durante le prime visite della gravidanza mi è stato diagnosticato un ipotiroidismo di Hashimoto. Ho iniziato le cure prescritte dalla dottoressa Maria Viola Vasarri, che mi seguiva presso il consultorio di Lecco. Parallelamente, mi sono rivolta a un endocrinologo che ha ritenuto le terapie troppo blande per la mia condizione e le ha modificate. Purtroppo, alla prima ecografia – effettuata solo al terzo mese – è emerso che il feto non si era sviluppato adeguatamente.
Il giorno in cui ho scoperto di aver perso il bambino, la comunicazione è stata estremamente carente: la dottoressa Maria Viola Vasarri che mi stava visitando non mi ha comunicato direttamente la perdita. Ho dovuto capirlo da sola, dopo che è stata chiamata un’ostetrica con la sola spiegazione che mi avrebbe illustrato “le pratiche per l’aborto”.
Al primo accesso per l’avvio delle procedure ho atteso oltre quattro ore, seduta in sala d’attesa insieme a donne incinte e famiglie felici. Un contesto emotivamente devastante. Durante l’attesa mi sono sentita giudicata per qualcosa che non avevo scelto, anche a causa di una battuta inappropriata da parte di un’ostetrica sul fatto che solitamente a quelle visite venissero accompagnate dal compagno. Come se non fossi già consapevole della situazione. A questo si è aggiunto un grave errore nella compilazione della mia cartella clinica, dove è stata indicata un’“interruzione volontaria di gravidanza” anziché un aborto spontaneo.
Al secondo accesso sono stata inizialmente accolta dalla dottoressa Stefania Dell’Oro, gentile e attenta. Successivamente però sono stata affidata a un’ostetrica dal comportamento distaccato e privo di empatia. Non mi è stato spiegato che il farmaco somministrato potesse provocare effetti collaterali importanti come vomito, diarrea e febbre: mi è stato detto solo che sarebbe stato “come una mestruazione abbondante”.
La prima ora è stata caratterizzata da forti contrazioni, febbre, vomito e diarrea, vissuti da sola fino all’arrivo di mio marito. Sono grata che non mi abbia vista in quelle condizioni, perché avrebbe sofferto ancora di più.
Ho scritto una testimonianza al direttore del reparto, il dottor Pellegrino, chiedendo maggiore informazione e formazione per il personale sanitario, affinché la perdita di un figlio non venga mai normalizzata, nemmeno quando avviene nelle prime settimane. Non si può sapere chi si ha davanti né quale storia stia vivendo. Comunicare una perdita con chiarezza, delicatezza e rispetto può fare una differenza enorme.
A oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.
Scrivo questa recensione nella speranza che la mia esperienza possa servire a migliorare l’umanità, la comunicazione e l’attenzione verso chi sta vivendo uno dei dolori più grandi che una persona possa affrontare.
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