Rianimazione Ospedale Potenza

 
3.4 (2)
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Il reparto di Anestesia e Rianimazione 1 dell'Ospedale San Carlo di Potenza, situato in contrada Macchia Romana, ha come Direttore responsabile il Dott. Libero Mileti (ad interim). Il reparto si occupa delle visite anestesiologiche pre-ricovero, dell’anestesia durante gli interventi chirurgici e del centro di rianimazione. Attività ambulatoriale di reparto: Visita anestesiologica pre-operatoria; blocco nervoso anestetico; blocco simpatico regionale; elettroanalgesia transcutanea; infiltrazione farmacologia intra-articolare; posizionamento CVC e PORT; peridurale antalgica; agopuntura; analgesia del parto; infiltrazioni anestetiche; test farmacologici supporto rianimatorio; visita per programma antalgico-visita ambulatoriale follow-up; consulenza rianimatoria; programmazione nutrizione enterale o parenterale. Fanno parte dell'equipe dell'unità operativa i dirigenti medici Allegrini Francesco, Barbano Rosaria, Bottiglieri Tatiana (t.d.), Caputo Giuseppina, Carlucci Maria Antonietta, Caruso Donatella, Cerverizzo Luciano, Ciriello Rosa, Coviello Antonio, Damiano Maria Donata, Di Vita Vincenzo, Frezza Maria Teresa, Gallo Mariateresa, Giardina Antonio, Grikoraki Evangelia (t.d.), Guarini Giuseppe, Guttieri Giovanna, Izzo Giuseppe (t.d.), Lambiase Concettina, Lotito Angela, Manieri Lidia, Maresca Lorenzo (t.d.), Martorano Maurizio (in aspettativa), Masi Giancarlo, Misuriello Iolanda, Monaco Annamaria, Olivieri Lucia, Olivieri Maria, Opramolla Giuseppina, Pasquariello Rita, Pellegrino Anna, Petrecca Giuseppe, Romano Maria Pompea, Rossi Maria, Severino Felice (SSD Rianimazione), Simone Caterina, Telesca Maria Luigia, Vignale Rosaria, Vitagliano Carmelina.

Recensioni dei pazienti

2 recensioni

Voto medio 
 
3.4
Competenza 
 
3.5  (2)
Assistenza 
 
3.0  (2)
Pulizia 
 
4.0  (2)
Servizi 
 
3.0  (2)
Voti (il piu' alto e' il migliore)
Competenza
Assistenza
Pulizia
Servizi
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Voto medio 
 
4.0
Competenza 
 
4.0
Assistenza 
 
4.0
Pulizia 
 
4.0
Servizi 
 
4.0

MEDICI RASSICURANTI E DISPONIBILI: UNA RARITA’

Nel mese di dicembre mia madre, a seguito di una frattura del femore, è stata operata nel reparto di Traumatologia, poi trasferita in quello di Pneumologia COVID 1 per aver contratto il virus in ospedale. Dopo un lungo periodo di degenza è stata trasferita, in condizioni molto critiche e con valori di saturazione pessimi, nel reparto di Rianimazione.
Qui è stata intubata e successivamente sottoposta ad un intervento di tracheotomia, per poi essere trasferita, dopo diversi giorni, nel reparto COVID 2 di Pneumologia, morendo dopo circa 24 ore.
In questa triste vicenda, sento il dovere di rivolgere un elogio infinito, anche da parte di tutta la mia famiglia, al Dott. Libero Mileti e a tutto lo staff del reparto di Rianimazione per la competenza, la professionalità, l'assistenza e la grande capacità di ascolto e umanità dimostrate verso la mia mamma ed i familiari.
Il reparto di Rianimazione è sicuramente una delle eccellenze dell’ospedale San Carlo, da prendere, a nostro avviso, come modello per altri reparti dove, al contrario, non posso che esprimere un giudizio completamente negativo (salvo alcune eccezioni) per la scarsa assistenza e soprattutto assenza di umanità e capacità di ascolto.
Grazie di cuore al Dott. Libero Mileti e alla sua equipe, che con semplici gesti e parole di conforto ci sono stati vicini in un momento di grande solitudine.

Patologia trattata
COVID-19.


Voto medio 
 
2.8
Competenza 
 
3.0
Assistenza 
 
2.0
Pulizia 
 
4.0
Servizi 
 
2.0

Un reparto discutibile

Ho un bruttissimo ricordo di quest'esperienza, non solo dovuto alla malattia che vede un mio caro in coma, ma anche purtroppo alla scarsa attenzione del personale (per fortuna non tutto) agli aspetti emotivi e relazionali legati al familiare, specie in sede di colloquio con lo stesso. Oltre a questo delicato aspetto, mediamente poco curato (malgrado gli sforzi di pochi più preparati e attenti in tal senso), ho riscontrato anche una verve dispensatrice di "consigli" su aspetti bioetici che ahimè interessano la condizione di molti che abitano i letti di quella sala. Una dottoressa in particolare ha espresso le proprie opinioni personali in merito ad un eventuale stato vegetativo del mio caro (il cui di fatto ancora non si è presentato e non è detto si presenti e, a prescindere da ciò, ho ritenuto inopportuno caricare emotivamente noi familiari di altri aspetti per il momento in fase di elaborazione e non prioritari, comunque), sia per non aver accolto minimamente il bisogno di noi familiari di volerci recare accanto al nostro caro per salutarlo, ritenendolo e dichiarandolo più volte "inutile", sia infine per aver dispensato anche informazioni errate, come per esempio che trasferendo il paziente al Sant'Anna di Crotone avremmo potuto usufruire per il primo mese di un posto per dormire gratuitamente, presso la stessa struttura.
Ora, ovviamente in questi casi noi familiari siamo devastati già per il dolore e la paura di quello che accadrà e che sta accadendo, per mille motivi... Mi chiedo se sia corretto doversi anche rapportare con personale poco formato alla relazione, la quale non è un piacere verso il familiare, ma l'attuazione del principio di partecipazione della famiglia al processo di cura del paziente, oltre che ad altri diritti che non sto qui ad elencare, primo tra tutti quello del rispetto della dignità umana. E in merito alla dignità umana, devo infine dire che scopro un mondo veramente ostile, specie nei confronti di pazienti più avanti con l'età che, a causa della mancanza di strutture (almeno in Basilicata), si trovano a fare delle "selezioni" tra chi dovrebbe avere esaudito il diritto di cura (i giovani) e chi no (coloro che per loro sono vecchi) e noi poveri cristi ci troviamo anche a fare delle guerre tra poveri, per esempio per accaparrarci il posto in una struttura più vicina, o migliore in termini di qualità.
Avrei molto da contestare a questo reparto.
Ad oggi spero che a Crotone vada meglio, anche se la distanza fisica impedisce a noi familiari di essere presenti e quindi di testare veramente il livello di qualità della struttura, diritto anche questo riconosciuto per esempio dalla carta dei servizi e che, di conseguenza, prevede anche diritti di natura risarcitoria nel caso la struttura non dovesse rispondere agli standard di qualità "promessi" e attraverso i quali prende fior di quattrini pubblici con la procedura dell'accreditamento.
Speriamo in un futuro migliore, ma dobbiamo renderci conto di come funzionano o dovrebbero funzionare le cose e attivarci affinché non siano i servizi pubblici, in virtù anche del loro potere politico (spesso e volentieri), a "comandare" pazienti e familiari, ma viceversa.
Una nota mi sento di mettere rispetto alle valutazioni che ho espresso (competenza, assistenza etc.): ovviamente non posso e non devo valutare le competenze prettamente mediche, seppur io sia convinta che l'approccio al paziente e al familiare in termini di relazione e aspetto emotivo rientri a pieno titolo tra le competenze mediche.

Patologia trattata
Emorragia per trauma cranico, coma.


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