Dettagli Recensione

 
Ospedali e case di cura a Torino
Voto medio 
 
2.8
Competenza 
 
3.0
Assistenza 
 
2.0
Pulizia 
 
4.0
Servizi 
 
2.0

Più NO che SI

Mio padre è entrato in questo ospedale il giorno 15 Settembre 2015 per una coronarografia; dopo l'esame ci è stato comunicato che avrebbe dovuto subire un intervento per l'impianto di 4/5 bypass.
Il giorno seguente ha avuto luogo l'operazione.
Purtroppo c'è stata qualche complicazione (infezione all'intestino presa misteriosamente a detta degli stessi medici).
Dopo 20 giorni in terapia intensiva viene spostato direttamente in reparto, tenuto seduto (in mutande) su una poltrona per ore e ore, senza assistenza alcuna, contrae una bronchite che costringe ad intubarlo e a riportarlo in terapia intensiva. Dopo 7 giorni sono costretti ad effettuare tracheotomia percutanea. I medici, a qualsiasi tipo di domanda, rispondono in maniera vaga: il paziente è sempre stanco e non sappiamo perchè, non reagisce, non si aiuta... Dopo ulteriori 20 giorni, chiediamo si cominci una terapia antidepressiva (peraltro dopo un intervento di questo genere mi risulta sia NECESSARIO un supporto psicologico A PRESCINDERE, ma in questo ospedale nulla...). Ogni minimo "problema" viene dipinto ai parenti come una tragedia innaturale, quando si è fortunati! Spesso non si ricevono risposte esaurienti e per parlare con un medico sembra ci voglia un miracolo.
Inoltre, visti i turni dei medici stessi, ogni giorno si ha a che fare con persone diverse che dicono anche diverse cose facendo sorgere dubbi sulla professionalità di questi ultimi (si consulteranno mai? parleranno della terapia da far seguire al paziente?).
Non parliamo dell'umanità, inesistente.
Infermiere che trattano il paziente come un numero e hanno modi che dovrebbero vederle impegnate nello spazzare strade: "Scusi, sto aspettando da un'ora il medico di turno...dovrei parlargli..." Risposta: "Si, beh, io sono un'infermiera che sta andando a fumarsi una sigaretta..."
Conclusione: mio padre è in T.I. da 50 giorni, tracheotomizzato, sdraiato su un letto tutto il giorno (poi ci dicono che non ha forze!), con la solita infezione all'intestino.
Ognuno tragga le proprie conclusioni.

Patologia trattata
Impianto 5 bypass coronarici.

Commenti

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Inviato da sara
22 Ottobre, 2016
Tutto ciò che racconta è molto triste... al Maria Pia Hospital esistono persone che credono nel loro lavoro e che cercano di dare il meglio con il solo obiettivo di prendersi cura dei pazienti. Il supporto psicologico dopo un intervento cardiochirurgico è importantissimo, infatti ogni settimana uno specialista passa in reparto e si occupa delle persone più sensibili che hanno difficoltà ad accettare le nuove condizioni di vita. Le complicanze di un intervento cardiochirurgico sono molteplici; viene infatti consegnato al paziente un consenso da leggere e firmare dove viene spiegato ogni rischio - e in più il medico lo informa personalmente. Il dolore di avere un parente in quelle condizioni lo capisco... ma non comprendo la rabbia verso chi ogni giorno si mette una divisa per salvare una vita. Non posso sapere per certo se le risposte date da quell'infermiera siano vere o meno, ma sono sicura che la maggior parte di loro si fanno in mille pezzi per ognuno di voi.
Umanità dice? la sua dov'è? Lei non sa cosa voglia dire prendersi la responsabilità di una vita; lei non sa cosa voglia dire vivere più a lavoro che a casa per amore di ciò che si fa e non solo per dovere. Lei forse non ha mai visto un medico piangere perchè non è riuscito a salvare qualcuno, o un infermiere festeggiare il compleanno in reparto di un paziente guarito dopo mesi di ricovero.. Lei ha visto solo il nero e non ha creduto a nulla, ma dietro tutto questo ogni giorno ci siamo noi; dietro un sorriso di una malattia vinta, a sostenere occhi tristi e ad abbracciare parenti distrutti per una perdita, giorno e notte, ci siamo noi... Proprio qui al MPH.
La invito a riflettere.
Augurandomi che suo padre stia bene, la saluto sperando che se dovesse mai ritornare al Maria Pia Hospital, per qualsiasi motivo lei trovi tutto ciò di cui le ho appena parlato.
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Inviato da Valentina gennaro
31 Marzo, 2017
Buonasera, leggo anche io con grande dispiacere il suo racconto, spero vivamente che il suo papà stia meglio. Non voglio smentire il suo racconto, ma mi sembra doveroso dovervi raccontare la mia storia:
mia mamma è stata operata a febbraio 2016 (per la seconda volta) per la sostituzione della valvola cardiaca e mitralica. Operazione riuscita, purtroppo contrae però la polmonite, in seguito la setticemia. La sua situazione è gravissima, anche perché ha la fibrosi polmonare dovuta alla radioterapia eseguita nel '93. Ci facciamo due mesi di terapia intensiva tra coma e grande sofferenza... Mia mamma ha 50 anni e ne ha davvero viste tante, ospedali e dottori di continuo, ma degli angeli come quelli che tutti i giorni operano a Villa Maria Pia, mai.
Potrei raccontarvi degli infermieri della T. intensiva che mi hanno incoraggiato ogni singolo giorno emozionandosi con noi (grazie infinite Cristina, Angelo, Manuel, Livia ecc..); della fisioterapista Chiara che l'ha sempre incoraggiata, degli anestesisti dotati di grande professionalità ed empatia che ci hanno creduto fino in fondo salvandole la vita...
Grazie a chi le metteva la musica, la crema, a chi la coccolava e le dava il caffè..
Dott. Fornaro, Dott. Parisi, Dott. Floris, Dott. Zanet: siete stati i nostri angeli e noi ve ne saremo sempre grate.
Bisogna che impariamo a fidarci di chi si occupa di noi e dei nostri cari, senza dimenticarci che prima che medici e infermieri sono esseri umani come noi, con molte più responsabilità e dedizione per il loro lavoro.
Con infinito affetto,
Valentina e Agnese
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Inviato da Veronica Palmieri
08 Settembre, 2017
E' passato molto tempo dal suo commento, purtroppo mio padre è deceduto.
Ho visto il nero perchè è ciò che mi hanno fatto vedere! L'impegno, la disponibilità l'ho vista, ma altrove. E mi creda, non parlo accecata dalla rabbia perchè mio papà è venuto a mancare, ma perchè i medici sono stati obiettivamente manchevoli anche a loro stesso dire (seppur ormai troppo tardi!).
Lei farà parte di quel personale (da me mai incontrato) molto sensibile e disponibile, continui così, probabilmente riuscirà a fare la differenza in questa struttura, non ne dubito.
Meglio evitare giudizi sulla mia umanità, mi creda! Purtroppo il dolore del medico che perde il paziente non sarà mai nemmeno lontanamente similare a quello di un congiunto.

Saluti.
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