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Cistectomia robotica radicale con esito nefasto
Cistectomia radicale robotica effettuata dal team Fedelini per una grave neoplasia vescicale. L'intervento era riuscito benissimo, la neovescica era stata ricostruita senza neanche bisogno di sacchetta esterna. Eravamo tutti soddisfatti, dottori e parenti. Ma tornato a casa, dopo pochi giorni dalle dimissioni, il paziente ha iniziato ad avere diversi malesseri: continue scariche diarroiche, astenia, febbre, urina scura, debolezza, dolori lombari. Sintomi che purtroppo sono stati trascurati e sottovalutati durante le visite di controllo dai medici che lo avevano operato, i quali, considerandoli normali per il tipo di intervento, non hanno mai ritenuto opportuno far eseguire esami per approfondire ciò che stava avvenendo. Intanto una infezione da batteri, contratta in ospedale, stava aggredendo l'addome, provocando una fistola tra vescica e intestino, diagnosticata poi all'ospedale Moscati di Avellino dove il paziente, ricoverato d'urgenza, ha dovuto subire, dopo circa un mese e mezzo di sofferenze tra indagini, analisi, esami, un secondo importante intervento per asportare la neovescica. Tutto inutile, l'infezione contratta aveva ormai già intaccato e distrutto altri organi interni.
Alla luce di questo calvario, durato tre mesi, vorrei solo consigliare a chi decidesse di sottoporsi a tale intervento di non sottovalutare qualsiasi sintomo post operatorio e di pretendere dai dottori attenzione e scrupolosità, la cui mancanza potrebbe risultare letale al povero paziente.
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