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Exeresi chirurgica di neurinoma ai nervi misti
A tutto lo straordinario staff del reparto,
Vi scrivo perché sono uscito da voi "felice come un tornado in uno sfasciacarrozze", per citare il mitico Cricchetto di Cars. Quello che, con una diagnosi di neurinoma dei nervi misti, poteva essere un percorso buio, si è trasformato grazie a voi in un’esperienza di vita edificante che mi ha arricchito profondamente.
Voglio ringraziarvi tutti: dietro ogni camice e ogni divisa ho trovato persone eccezionali che sanno coniugare professionalità e una rara umanità.
Un pensiero speciale va a Domenico della Ria, che mentre mi accompagnava ai controlli ha saputo distogliermi dai pensieri parlandomi della sua passione per la musica, dei suoi studi di flauto traverso e del calcio vissuto sul campo. Grazie ad Amedeo, papà coraggioso che porta con sé il calore della sua Sicilia; a Marcello, che con la sua incredibile forza di volontà e il suo sorriso costante è un esempio per tutti noi; a Silvia, per la sua gentilezza nelle chiacchiere in camera; e alla Caposala, che con i suoi racconti di resilienza durante il periodo del covid ci ha ricordato il valore del prendersi cura degli altri.
Grazie all’infermiera che con un semplice caffè ha saputo regalarci un momento di allegria, all’OSS Pier, sempre disponibile, e a tutta l’equipe della sala operatoria. Entrare in quel blocco dopo mesi di attesa è stata una prova forte, ma la vostra dolcezza mi ha permesso di salutare mia moglie con serenità e di affrontare l’intervento con fiducia. Grazie all’anestesista e allo strumentista che mi hanno accompagnato con professionalità e calore umano.
Al mio risveglio in RIA, dopo otto ore di intervento, ero un "Mario Giordano" decisamente su di giri e simpatico, che non smetteva di ripetere: "Che mito Zenga!". Un ringraziamento immenso, infatti, va al Dott. Zenga: la sua maestria tecnica, unita a un entusiasmo contagioso, mi ha fatto sentire in mani sicure sin dal primo istante.
La bellezza di questi giorni è stata anche la condivisione tra pazienti. Penso a Mauro e sua moglie, compagni di attesa e di speranza, e soprattutto al mio compagno di stanza Hamadi. La sua determinazione e il suo sorriso fiero sono stati per me una lezione di vita. I nostri "esercizi speciali", il nostro modo ironico di esorcizzare la malattia e il tè alla menta, resteranno tra i ricordi più belli.
Infine, il mio grazie più profondo va alla mia splendida moglie, mia roccia di dolcezza, e ai miei figli, che sono cresciuti all'istante per sostenere il loro "papone sordone". Un riconoscimento speciale va alle nostre famiglie, che ci hanno aiutato con una discrezione e una delicatezza esemplari, permettendoci di superare questo momento sentendoci sempre protetti e mai soli. Grazie anche agli amici che, tra yoga e meditazione, mi hanno aiutato a scalare questa montagna con leggerezza.
Oggi sono un uomo felice. Avete curato il mio corpo, ma avete anche nutrito la mia anima. Grazie per l'amore con cui svolgete il vostro lavoro.
Con profonda gratitudine,
Enrico Messina
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