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Il rimpianto di non essere andati altrove
Esperienza molto negativa, soprattutto per la totale mancanza di empatia e umanità riscontrata nel percorso oncologico.
Mia mamma, 69 anni, era affetta da un carcinoma uroteliale metastatico dell’uretere, una malattia che in pochi mesi ha avuto una rapida progressione. Comprendiamo che, in casi così gravi, possano non esserci più terapie efficaci o sicure da proporre.
Ciò che contestiamo non sono le decisioni mediche, ma il modo in cui sono state comunicate: freddezza, distanza e scarsa sensibilità nei confronti di una paziente e di una famiglia che stavano affrontando un momento drammatico.
Non ci aspettavamo miracoli, ma ascolto, chiarezza e umanità. Quando non è più possibile guarire, il sostegno umano diventa fondamentale.
Purtroppo, in questo percorso ci siamo sentiti soli proprio quando avevamo più bisogno di essere accompagnati.
Una malattia può non lasciare alternative. La mancanza di empatia, invece, non dovrebbe mai esserlo.
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