Dettagli Recensione
Trauma
Un’esperienza che mai avrei immaginato di vivere in una struttura considerata un’eccellenza italiana pediatrica.
Mi sono trovata costretta ad andare al Bambino Gesù per mia figlia di appena due anni.
Purtroppo l’esperienza vissuta durante il tentativo di prelievo ematico è stata profondamente traumatica e difficilmente dimenticabile.
Sono stati effettuati ben quattro tentativi per reperire una vena. Ciò che mi ha maggiormente sconvolta è stato vedere che, nonostante la difficoltà già evidente nel trovare un accesso venoso, si è continuato andando a tentativi mentre mia figlia veniva sottoposta a una procedura sempre più stressante.
Successivamente è intervenuto anche l’anestesista, ma nemmeno in quel caso è stato possibile reperire la vena. “Noi lavoriamo con i bambini, sappiamo”, certo ho visto.
Nel frattempo mia figlia è stata immobilizzata completamente, chiedendo anche a me ed al padre di aiutarla a tenerla ferma. Una bambina di due anni che piangeva disperatamente, si irrigidiva, digrignava i denti con forza e arrivava quasi a non riuscire a riprendere il respiro per il pianto.
Dopo quattro tentativi e l’intervento dell’anestesista, il prelievo non è stato comunque eseguito.
La mia amarezza non nasce dal fatto che un prelievo possa essere difficoltoso: può accadere. Ciò che ritengo inaccettabile è che, davanti a una bambina così piccola e a una procedura che continuava a non portare risultato, non sia stata valutata prima la possibilità di interrompere, evitando sofferenza.
Da una struttura definita eccellenza italiana ci si aspetterebbe non solo capacità tecniche, ma anche la capacità di riconoscere il limite e mettere sempre al primo posto il benessere del piccolo paziente.
Ancora più grave è stato constatare che, senza avere inizialmente una visione completa del percorso clinico di mia figlia, sono stati ipotizzati e richiesti ulteriori accertamenti come se una bambina non avesse già un pediatra di riferimento che la segue dalla nascita e conosce il suo andamento... un viaggio inutile (da Napoli).
La medicina non dovrebbe basarsi sulla presunzione di avere già tutte le risposte ascoltando una sola versione dei fatti: prima di disporre esami e procedure su una bambina di due anni sarebbe doveroso conoscere tutta la storia clinica e confrontarsi con chi la segue quotidianamente.
Rimane quindi una domanda: questa sofferenza potrebbe essere stata evitata se, sin dal primo accesso, fosse stata valutata l’intera storia clinica della bambina?
Un’eccellenza non è fatta solo di esami e procedure, ma anche della capacità di ascoltare, valutare e proteggere i bambini che vengono affidati alle sue cure.
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