Oncologia Molinette

 
3.6 (10)

Recensioni dei pazienti

4 recensioni con 2 stelle

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2.0
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1.0
Assistenza 
 
1.0
Pulizia 
 
3.0
Servizi 
 
3.0

Carcinoma polmonare

Sono un medico ed anche mia figlia è medico.
Mia moglie era in cura presso il COES per un mieloma multiplo a partire dal 2015. Nel complesso la terapia oncoematologica aveva dato buoni risultati- Tuttavia ad una TAC total body eseguita nel 2019, era stata segnalata la presenza di una piccola area opaca in ambito polmonare. Il radiologo l'aveva definita "meritevole di rivalutazione" a distanza di un anno. Non ci siamo preoccupati in quanto pareva trattarsi dell'esito di una vecchia polmonite.
Causa Covid non sono più stato ammesso ad accompagnare mia moglie nelle visite del 2020 e comunque, sempre causa Covid, il controllo Tac era stato ritenuto superfluo. Solo a giugno 2021, su nostra insistenza, era stata eseguita una nuova TAC, che dimostrava un ingrandimento dell'area sospetta, con indicazione di approfondimento mediante TAC polmonare. La TAC veniva eseguita presso un'altra struttura, a pagamento, in quanto i tempi di attesa erano troppo lunghi. La nuova TAC confermava la possibile natura tumorale dell'area. Successivo esame PET confermava la positività, con indicazione a trattamento radioterapico, eseguito presso il reparto di radioterapia dell'Ospedale Molinette all'inizio di ottobre. In considerazione delle modeste dimensioni dell'area da trattare si procedeva a trattamento in unica seduta, invece delle tre programmate all'inizio. A distanza di tre mesi si sarebbe dovuto eseguire una TAC di controllo, per verificare l'esito del trattamento. Tuttavia nessuno dei tre soggetti coinvolti nella gestione del caso (radiologa dott.ssa Parise, oncoematologa dott.ssa Bringhen, oncologa dott.ssa Milanesi) si dichiarava competente alla prenotazione della TAC. Ci veniva semplicemente consigliato di prenotare in autonomia (giugno 2022!) o presso altra struttura. A seguito di lettera all'URP e di vivace corrispondenza, da parte mia e di mia figlia, con la dott.ssa Bringhen, la suddetta ci faceva ottenere la sospirata TAC. Alla TAC eseguita a fine anno si evidenziava ingrandimento dell'area trattata e presenza di linfonodi colliquati. La dott.ssa Milanesi, contattata telefonicamente, diceva trattarsi di reazione del tutto normale alla chemioterapia (!?). Successivo esame PET dimostrava la presenza di metastasi diffuse.
Mia moglie veniva ricoverata per circa tre mesi in reparto di Oncologia.
L'esame istologico delle cellule tumorali richiedeva tempi biblici, malgrado l'attivazione di conoscenze all'interno dell'ospedale. Alla fine si optava per trattamento immunoterapico, non eseguibile al momento in quanto la paziente era diventata positiva asintomatica al Covid (!?). Alla dimissione, inizio aprile, veniva programmato trattamento immunoterapico ambulatoriale. Soprassiedo al comportamento diversamente gentile della dott.ssa Milanesi, alla successiva visita di controllo (venivo invitato in malo modo ad uscire dallo studio!). Per brevità aggiungo senza commenti: una seduta di immunoterapia, un nuovo ricovero tramite pronto soccorso per anemia, nuovo day-hospital per anemia. Il 28 aprile riportavo mia moglie al day-hospital di oncologia ed in tale sede le oncologhe dott. Vavalà e dott.ssa Milanesi comunicavano tranquillamente a mia moglie che non c'era più nulla da fare e quindi veniva affidata alle cure palliative domiciliari, aggiungendo: "Signora, ha capito bene?". Mia moglie aveva capito bene, se prima aveva ancora coltivato la speranza di vedere la nascita del primo nipotino, anche quella speranza le veniva negata e cessava di soffrire un mese dopo. Il 4 luglio nasceva il nipotino.
A cinque mesi di distanza ancora non mi dò pace, quello che più mi pesa è la modalità con cui è stata comunicata la sentenza di morte a mia moglie, senza nemmeno consultarsi prima con i parenti.
Dottor Maurizio Aragno

Patologia trattata
Carcinoma polmonare.
Esito della cura
Nessuna guarigione
Voto medio 
 
1.5
Competenza 
 
1.0
Assistenza 
 
1.0
Pulizia 
 
3.0
Servizi 
 
1.0

Adenocarcinoma gastrico

Dopo aver avuto un'esperienza umana e professionale unica nei reparti di chirurgia, approdiamo in questo reparto dove l'unica premura pare sia quella di liberare un letto.
Nella nostra personale esperienza non abbiamo riscontrato intenzione di approfondire, analisi reale sul paziente, cordialità, umanità. Un'equipe fatta di donne soprattutto (eccezioni nel corpo infermieri) che praticamente non guardano mai in faccia il paziente e che riservano poche parole anche ai familiari.

Scarsa attenzione ad alleviare i sintomi di una malattia che difficilmente lascia scampo, ma così lascia anche amarezza per come viene trattata.
Persino alla richiesta di due biscotti in accompagnamento al the, il personale si è mostrato scocciato per non averlo chiesto subito...

Patologia trattata
Adenocarcinoma gastrico.
Esito della cura
Nessuna guarigione
Voto medio 
 
2.0
Competenza 
 
1.0
Assistenza 
 
1.0
Pulizia 
 
3.0
Servizi 
 
3.0

Esperienza molto negativa

Abbiamo portato mia mamma in p.s. alle Molinette il 27 settembre su consiglio del medico colonscopista (dove si era recata perchè risultavano dagli esami sangue nelle feci e anemia), perchè con la colonscopia non trovava nulla, ma sospettava qualcosa di serio. Al p.s., dopo molta riluttanza, finalmente le fanno una t.a.c., che evidenzia un tumore al rene sinistro all'ultimo stadio con numerose metastasi ossee e numerosi linfonodi. L'urologo che la visita e esamina la t.a.c., dà l'indicazione precisa e per iscritto alla nefrectomia totale, solo palliativa e non curativa, ma utile per ritardare il proliferare velocissimo delle cellule cancerose e le metastasi, e soprattutto utile per non farla morire fra "dolori atroci" - parole dell'urologo (che la iscrive in lista d'attesa per l'intervento, previa biopsia). Viene ricoverata però in oncologia 1 e affidata alle cure della Dott.ssa Chiappino, che da subito si dimostra freddissima, totalmente priva di empatia ed avara di spiegazioni. Dice di essere contraria alla nefrectomia, consiglia invece i farmaci antiangiogenetici (che ho poi saputo dopo, impiegano mesi per dimostrare se hanno fatto effetto o no) e inizia un percorso di perdita di tempo preziosissimo per la mia mamma, fra la profonda disorganizzazione di tutto il sistema: ricoverata per 10 giorni per fare una biopsia e una seduta di radioterapia alla colonna vertebrale perchè le metastasi stanno per comprimere il midollo; ci dicono che basta così, la radioterapia è una e basta! Dimessa dall'ospedale, dovrà aspettare fino al 27 ottobre per essere rivista dalla Dott.ssa Chiappino, che continua a negare l'utilità della nefrectomia, continua a proporre antiangiogenetici, bifosfonati, che però richiedono inutili e faticosissime visite al centro universitario dentistico di Via Nizza, dove, peraltro, un paziente oncologico viene considerato con lo stesso metro di giudizio di una persona in perfetta forma fisica, e quindi aspetta mesi per un'estrazione dentale necessaria per poter prendere i bifosfonati. La dott.ssa Chiappino insiste così tanto per evitare la nefrectomia, che alla fine la mia mamma cede (con molti dubbi) e accetta di iniziare la terapia antiangiogenetica con appuntamento il 4 novembre; però il 31 ottobre, dato che i dolori ossei sono aumentati, viene nuovamente ricoverata e la dott.ssa Chiappino le dice che il protocollo prevede che il paziente non debba essere ricoverato per poter iniziare gli antiangiogenetici; così io e la mia mamma insistiamo perchè la dimettano per poter iniziare la cura. Viene dimessa alle 19.00 del 3 novembre per dover essere presente nuovamente nello stesso ospedale alle ore 08.00 del 4 novembre; la mattina del 4 novembre a casa, sfinita, si sbilancia e si rompe un braccio, ma vuole ugualmente iniziare la terapia e quindi la porto alle Molinette ma... la Dott.ssa Chiappino in presenza di frattura rifiuta di iniziare la cura sempre per ragioni di protocollo. Non racconto la quantità di consulenze mediche ordinate dalla Dott.ssa Chiappino e dal reparto di oncologia 1 che si sono susseguite nel mese, perchè mi dilungherei troppo. La mia mamma ha smesso di vivere il 23 novembre... fra dolori atroci, come aveva pronosticato l'urologo che l'aveva visitata il 27 settembre. In questo lasso di tempo alla mia mamma è stata concessa una sola TAC... già, perchè nel terzo ricovero avvenuto nel pomeriggio del 4 novembre, dopo la frattura al braccio, nel reparto di Medicina Interna 6 un medico (di cui non ricordo il nome) mi dice testuali parole: potrei farle un'altra TAC, ma a cosa serve? potrei farle un'altra radioterapia, ma dove gliela faccio? Alla domanda che tutti i parenti fanno in queste situazioni e cioè "quanto tempo le rimane?" ci hanno sempre risposto dai 6 mesi a 1 anno.. Ma come dicevo prima, la mia mamma è mancata molto molto prima. Perchè? L'unica cosa di cui sono sicura è che ci abbiano buttato fumo negli occhi con tutte quelle consulenze (sembra che un oncologo non sappia cos'è un cuore e un cardiologo non sappia cos'è una colonna vertebrale, ogni medico conosce solo il suo piccolo organo per il quale è specializzato!?!) che significano molti giorni di attesa che un paziente oncologico non si può permettere. L'unico medico corretto professionalmente e intellettualmente in questa vicenda è stato l'urologo del reparto del Prof. Brea. So che la mia mamma non si poteva salvare, ma l'Ospedale non ha fatto niente per farla vivere anche solo un giorno in più, e questo secondo me è orribile. Ci rimangono la professionalità e l'umanità con cui la mia mamma è stata assistita nei suoi ultimi giorni, a casa sua, dello staff dell'Associazione Il Faro, persone meravigliose, oserei dire angeliche....

Patologia trattata
Carcinoma renale sx a cellule chiare.
Esito della cura
Nessuna guarigione
Voto medio 
 
2.3
Competenza 
 
2.0
Assistenza 
 
2.0
Pulizia 
 
3.0
Servizi 
 
2.0

E' necessario essere umani...

Mia madre è stata presa in cura nel Reparto di Oncologia del Dott. Ciuffreda dal Febbraio 2015 per una metastasi al fegato, dopo essere stata operata per un tumore al pancreas.
Da subito è stata seguita dalla Dott.ssa Spadi e il primo impatto è stato accogliente e professionale, ma poi la Dottoressa è andata in maternità e da allora non abbiamo più avuto la possibilità di avere un riferimento fisso. A ogni visita prima della seduta chemioterapica i dottori sono cambiati di volta in volta. Nonostante la professionalità e la cordialità degli infermieri, durante il percorso della malattia e della cura l’impressione è stata quella di essere in balia di dottori che si susseguivano, attenendosi a procedure senza fornire spiegazioni sulla progressione della malattia e della cura.
Quando si ha a che fare con una malattia di cui si conosce di per sè la gravità, ci si affida, e mia madre ha sempre combattuto e si è sempre adeguata alle poche spiegazioni fornite.
Tra i medici, la persona con cui abbiamo avuto la possibilità di vedere con più costanza c’è la Dott.ssa Satolli.
A ottobre era abbastanza evidente che le cure non stessero sortendo l’effetto desiderato. Verso la metà del mese ci siamo presentati come di consueto alla visita programmata settimanalmente, ma per l’ennesima volta hanno cercato di indirizzarci a una dottoressa mai vista prima. A quel punto abbiamo richiesto di poter aver un colloquio con il medico che aveva seguito mia madre con un pò più di assiduità rispetto agli altri, e così siamo riusciti ad essere ricevuti dalla Dott.ssa Satolli.
Beh, io quel colloquio non potrò mai dimenticarlo. Sono rimasta sconcertata dall’indisponenza della Dottoressa che ha liquidato mia madre con testuali parole “Signora, la malattia è peggiorata e non possiamo continuare con le cure... lei è peggiorata!”. Io e la mia famiglia potevamo essere al corrente che la malattia di mia madre fosse difficile da curare e non mi aspetto che i medici facciano miracoli, e non discuto sulle competenze mediche della dottoressa, ma non mi aspetto che possano annunciare una condanna a morte a mia madre con l’aria di chi le sta rubando tempo.
Quello che voglio sottolineare è che mia madre ha affrontato la malattia con una grande dignità e soprattutto lei non aveva mai perso la speranza, fino a quando è riuscita a togliergliela un medico. Questo mi è sembrato assurdo, grave e ingiusto, ma credo sia giusto ricordare che tra le competenze di un medico ci sia la capacità di sapersi rapportare in maniera umana con il paziente.

Patologia trattata
Tumore pancreas. metastasi epatiche.
Esito della cura
Nessuna guarigione
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