Ginecologia Ospedale Melzo
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Un'esperienza che non auguro a nessuno
Nel pomeriggio del 6 ottobre, durante la settima settimana di gravidanza, ho iniziato ad avere piccole perdite ematiche, che nella notte sono aumentate, accompagnate da crampi molto intensi. Preoccupati per i sintomi, io e il mio compagno abbiamo chiesto assistenza telefonica. Valutata la situazione, gli operatori dell’ambulanza intervenuti hanno ritenuto opportuno accompagnarmi in ospedale.
Una volta arrivata al Pronto Soccorso Ostetrico, durante il triage sono stata accolta da un’infermiera, il cui nome purtroppo non ricordo, che mi ha fatto notare che avrei potuto evitare di chiamare l’ambulanza, dal momento che ero in grado di camminare, e che avrei potuto semplicemente assumere un antidolorifico a casa.
Ho trovato queste osservazioni inappropriate e poco empatiche: mi trovavo in piena notte, in preda a dolori importanti, alla mia prima gravidanza e senza sapere quali farmaci potessi assumere in sicurezza.
Dopo l’attesa, sono stata visitata dal dottore di turno, che si è presentato senza camice e con un abbigliamento che ho percepito come poco consono al contesto. Al di là dell’aspetto esteriore, ciò che mi ha maggiormente colpita è stato il suo atteggiamento: durante l’ecografia ho percepito scarsa delicatezza e partecipazione. Senza quasi rivolgermi lo sguardo, mi ha comunicato che stavo avendo un aborto spontaneo.
Una notizia devastante, comunicata in un momento di estrema vulnerabilità, senza la sensibilità e l'attenzione che ritengo indispensabili in circostanze simili.
Terminata la visita, mi sono rivestita e il mio compagno è stato fatto entrare. Mi sono seduta accanto al medico, che mi ha chiesto "cosa vuoi fare? Resti qui o vai casa?" senza che mi sentissi adeguatamente accompagnata o informata nella valutazione di una decisione così delicata. Mi è stato inoltre ribadito, con un tono che ho percepito come sufficiente, che se fossi tornata a casa e avessi poi richiamato il 112 qualche ora dopo, sarebbe stato opportuno rimanere in ospedale.
In una situazione di dolore fisico e shock emotivo, non mi sono sentita adeguatamente rassicurata né sostenuta da chi avrebbe dovuto prendersi cura di me. Ho quindi deciso di trascorrere la notte in Pronto Soccorso.
Con questa segnalazione non intendo mettere in discussione il diritto del personale sanitario
Ritengo che ogni paziente, soprattutto quando affronta una possibile perdita gestazionale, abbia diritto a essere trattata con dignità, rispetto e sensibilità, e non fatto sentire in colpa perché ha chiamato il 112, indipendentemente dalla complessità del caso o dal carico di lavoro.
Mi auguro che questa testimonianza venga considerata con la dovuta attenzione e possa contribuire a evitare che altre donne si trovino ad affrontare un momento così traumatico sentendosi sole, giudicate o trattate con superficialità.
Vorrei inoltre condividere un suggerimento costruttivo, senza alcuna intenzione critica: al mio risveglio, la mattina seguente, mi sono ritrovata in una stanza separata da un semplice paravento rispetto a una paziente in gravidanza, sentendo per tutta la permanenza il battito del suo bambino. In un momento in cui stavo affrontando la perdita della mia gravidanza tanto desiderata, questo è stato motivo di ulteriore sofferenza. Comprendendo i possibili limiti strutturali del reparto, suggerisco, laddove possibile, di prevedere spazi separati per le donne che affrontano una perdita gestazionale e quelle che proseguono la gravidanza, a tutela della sensibilità emotiva di entrambe.
Pessima esperienza.
Intervento chirurgico neoplasia
Approccio ai problemi oncologici criticabile, così mi ha detto il mio ginecologo di fiducia.
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