Oncologia Medica San Camillo
Recensioni dei pazienti
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Allo sbaraglio
Esperienza molto negativa con la Dottoressa Giuditta di Isernia (pneumoncologa).
Arrivammo a quella visita pieni di speranza, per lo meno la speranza di trovare un punto di riferimento umano... speranza che dopo ore di attesa è stata distrutta dalla sua totale incapacità di rapportarsi al malato e ai familiari. Siamo usciti da lì peggio di come ci siamo entrati.
Da aggiungere la disorganizzazione generale, il vagare alla cieca in cui ci siamo trovati, senza sapere precisamente come muoverci, senza un punto di riferimento, per camminare uniti come famiglia lungo questo difficile percorso. Il ritiro dei vetrini delle cellule è stato un'agonia: siamo andati al centro molecolare appositamente per cercare di smuovere qualcosa, ci hanno detto, sottolineo molto gentilmente e molto umanamente, da un tecnico donna di cui purtroppo non so il nome, che ci avrebbero chiamati appena sarebbero stati pronti, ma giorni e giorni dopo, senza nessuna chiamata ma sempre con il nostro stalkeraggio, abbiamo scoperto che erano pronti da parecchio... e nessuno ci aveva chiamati. Una perdita di tempo che in questi casi è molto dannosa.
Comunque di tutta l'erba non se ne deve fare un fascio, e devo una nota di merito al Dottor Treggiani (chirurgo) e alla Dottoressa Romani che si è occupata della broncoscopia, nonché alle infermiere del terzo piano del Marchiafava.
Abbandonati a noi stessi
Pur nella consapevolezza della prognosi severa della malattia di mio padre, abbiamo iniziato il difficile cammino della chemio presso il DH. Dopo una positiva risposta iniziale le cose si sono complicate e mio padre è stato letteralmente abbandonato a sé stesso tra ricoveri in PS senza alcuna assistenza da parte del reparto oncologico addirittura all'oscuro di tutte le vicissitudine, nonostante i nostri pellegrinaggi in reparto per cercare di parlare con un medico e le numerose email inviate. Protocolli applicati in maniera standard senza la minima personalizzazione e attenzione al singolo paziente. Forse le risorse vengono impiegate su pazienti più giovani e con prognosi migliori.
Esperienza familiare oncologico
Mio marito, purtroppo deceduto da poco, è stato seguito per un tumore allo stomaco.
Voglio salvare esclusivamente le infermiere, che portano un po' di gioia e sorriso ai pazienti, il resto (dai medici a tutto) per me è negativo. Nonostante la patologia grave, non si è cercato di trovare alcun metodo con cure innovative e ricerche per allungare e migliorare la vita del paziente.
Il DH di chemioterapia viene chiuso e spostato, per cui i pazienti spesso rimangono senza poter fare la terapia, questo è costato la vita a mio marito che magari, forse, avrebbe vissuto qualche mese in più. Per un malato ed i suoi familiari significa tanto godere di questo mondo terreno anche poco di più... Per quella che è stata la mia esperienza personale, non consiglio assolutamente questo reparto.
L'eccellenza distrutta
Oncologia: già il nome dovrebbe far pensare ad un reparto silenzioso, pulito e accogliente e invece sembra di essere catapultati nei padiglioni del San Camillo di 40 anni fa. Tutto sporco, approssimativo, infermieri sempre stanchi e maleducati, che pensano solo a far fare a quelli del turno successivo quello che dovrebbero far loro tanto di giorno quanto di notte.
Un reparto dove ci sono eccellenti medici ma pochissima comunicazione.
Figlia di paziente
A mio padre fu diagnosticato un tumore squamoso al polmone, un tumore di quelli più aggressivi che ci possa essere. Andai in visita dal Dott. Mancuso, che spiegò in modo convincente che con la chemioterapia sarebbe guarito, viste le sue analisi perfette.
Non mi sentii tranquilla, quindi andai a fare un consulto all'Ifo privatamente e portai una relazione scritta che in sostanza diceva che avrebbe dovuto fare sì la chemioterapia, ma molto più leggera di quella che aveva suggerito il Dott. Mancuso. Mio padre molto fiducioso si sottopose alla prima chemio e dopo 11 giorni ebbe febbre alta, vomito, diarrea e dovette fare le flebo a casa perchè non c'era posto in ospedale. Poi fece la seconda più leggera e poi fece la terza, che gli fu fatale: mio padre non fece in tempo neppure ad arrivare al pronto soccorso che se ne era andato.. portato via dalla cura miracolosa che lo doveva salvare, invece l'aveva avvelenato.
La sua malattia è durata 3 mesi.
Non ci si comporta così..
Premetto che la mia non è una valutazione sul suddetto reparto di Oncologia del San Camillo, che non conosco e del quale pertanto non mi permetto di esprimere giudizi. Volevo solo segnalare la mia (non) esperienza con il dott. Mancuso. Prenoto per mia madre (paziente oncologica di 86 anni da poco operata) una visita intra-moenia con il dott. Mancuso per un controllo, alla modica cifra di €152. Il giorno dell'appuntamento il dottore non si presenta e non ha neanche la cortesia di avvertire il'addetto alle prenotazioni del disguido; il quale cerca di contattarlo dopo un'ora di assenza, ma non gli risponde neanche al telefono. Ecco, questo è ciò che, aldilà della competenza e della professionalità che un medico possiede, non dovrebbe mai accadere, soprattutto per un fatto imprescindibile di rispetto nei confronti di PERSONE che già soffrono per le avversità che la vita pone loro davanti. Io e mia madre abbiamo perso mezza giornata (tra il tragitto, il traffico e la vana attesa) per inseguire una speranza.
Assenza di umanità
Il dr. Mancuso non ha manifestato per Peverini Paolo nè competenza, nè gentilezza, nè tantomeno affetto.
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