Casa di Cura Santa Maria di Bari
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Addio Papà
Oggi, 11 aprile 2026, ricorre il primo anniversario della morte di mio padre, avvenuta circa un mese dopo aver subito un intervento di cardiochirurgia.
In questi mesi il dolore è stato tale da rendere impossibile esprimere o scrivere qualsiasi riflessione su quanto accaduto.
Una vicenda che, ad oggi, presenta ancora tanti interrogativi e molti aspetti che, dal nostro punto di vista, risultano difficili da comprendere, come se fossimo solo numeri e niente più.
Mio padre, 70 anni, viene operato a febbraio 2025 presso la cardiochirurgia della clinica Santa Maria di Bari per un’insufficienza mitralica degenerativa (M. di Barlow) e per insufficienza aortica: un intervento programmato che prevedeva la sostituzione della valvola aortica e la valvuloplastica a cuore aperto della valvola mitralica.
Essendo un intervento programmato, mio padre effettua tutte le analisi richieste pre-ricovero, i cui esiti sono perfetti, del resto, era una persona attiva e dinamica, che si prendeva cura di sé mantenendosi in forma ed era inoltre un appassionato camminatore. Non era diabetico, non era obeso, non era iperteso, non era un fumatore, ecc., ed è inutile dire che amava profondamente la vita. Anche le analisi effettuate durante il ricovero in clinica, prima di essere operato, erano perfette.
Eseguito l’intervento, che sembra essere andato bene, mio padre viene dimesso dopo una settimana perché considerato in buone condizioni, con la relativa terapia farmacologica da effettuare a casa. Ed è qui che iniziano a sorgere i primi aspetti poco chiari: viene dimesso con un versamento pleurico basale bilaterale e, alla nostra richiesta di avere qualche accorgimento in più in merito e magari aspettare a dimetterlo, ci viene risposto che è normale dopo interventi del genere e che il versamento pleurico sarebbe stato trattato con la terapia farmacologica prescritta alle dimissioni. Sempre in fase di dimissioni non gli viene prescritta alcuna riabilitazione cardiologica post-cardiochirurgica, che di solito viene fortemente raccomandata dai medici e considerata parte integrante della cura (nei mesi a seguire ci siamo confrontati con altri professionisti del settore che ci hanno confermato ciò).
Il giorno stesso in cui è stato dimesso, la sera, ha avuto una fuoriuscita di liquido misto sangue, di natura indefinita, da una delle ferite dei drenaggi posizionata all’altezza dell’ascella destra. La perdita di questo liquido era così copiosa da non riuscire a fermarla in alcun modo, tanto da doverlo portare quella stessa sera al pronto soccorso più vicino e allertare subito il cardiochirurgo. Così, all’indomani, riportiamo papà in clinica, dove gli viene effettuato RX del torace e ci vien detto che non risulta alcun problema (anche se questi esami non ci sono mai stati consegnati e non ci è mai stato dato un referto scritto).
Durante il mese di degenza a casa, mio padre risultava sempre molto stanco, debole, affaticato e con una respirazione alquanto affannosa. Il 20 marzo, come da indicazioni delle dimissioni e quindi a neanche un mese dalle stesse, effettuiamo RX di controllo del torace, il cui esito riporta testualmente: “Paziente portatore di protesi valvolare, versamento pleurico basale bilaterale più cospicuo a destra, accentuazione della trama polmonare, cuore ingrandito, ili congesti”. L’esito di questi esami lascia perplesso anche il medico radiologo che li ha effettuati e, leggendo ciò, anche noi non eravamo per niente sereni. Avvisati prontamente cardiologo e cardiochirurgo, anche questa volta ci viene riferito che la situazione rientra nella norma e si procede con un adeguamento della terapia farmacologica.
Dopo neanche dieci giorni, il 29 marzo, mio padre si sente male e viene portato d’urgenza al pronto soccorso più vicino, presso l’ospedale San Paolo. Arriva in codice rosso e i medici, sin da subito, capiscono che la situazione è grave. Mio padre viene immediatamente sedato, intubato e ricoverato in rianimazione perché presenta un’insufficienza respiratoria acuta e, dopo i primissimi esami e accertamenti, viene riscontrata una gravissima infezione ai polmoni.
Dopo le prime pratiche per cercare di stabilizzarlo, i medici rianimatori ci comunicano che la situazione è così grave che mio padre potrebbe non superare le 24 ore. Lui ha lottato con tutte le sue forze ed è riuscito a resistere 13 giorni. Ha lottato e ha sofferto (qui risparmio i dettagli). È riuscito a resistere 13 giorni anche grazie alle cure e alle terapie di tutto il personale ospedaliero, che ha fatto l'impossibile, consultando anche i colleghi delle malattie infettive del P.O. di Altamura.
Hanno cercato fin da subito (31 marzo) di avere una consulenza e un colloquio con il cardiochirurgo che lo aveva operato, per cercare di avere un quadro più chiaro della situazione, ma la valutazione è stata rimandata riferendo che “si escludevano urgenze cardiochirurgiche”. Nel frattempo, durante il ricovero in rianimazione, tramite toracentesi evacuativa a destra vengono drenati 2 litri di liquido pleurico. I medici rianimatori contattano nuovamente, il 1° aprile e poi l’8 aprile, il cardiochirurgo per una consulenza, ma senza esito: la valutazione veniva sempre rimandata. Con il passare dei giorni, le condizioni di mio padre sono progressivamente peggiorate: è subentrata anche la setticemia, il cuore non funzionava come avrebbe dovuto e, inoltre, era sovraccaricato dal lavoro “extra” dovuto alle gravissime condizioni polmonari. A riguardo, i medici della rianimazione sono sempre stati trasparenti e non ci hanno mai dato false speranze.
Finalmente, il 9 aprile il cardiochirurgo si presenta presso la rianimazione del San Paolo. Io ero già in stanza vicino al letto di papà durante l'orario di visita dei parenti: entra anche lui, vengo invitata ad uscire e il cardiochirurgo e il medico rianimatore hanno un breve colloquio mentre io aspetto fuori. Ad oggi non capisco ancora perché non potessi restare in quella stanza, dato che ogni giorno partecipavamo ai colloqui con i medici e la situazione di mio padre ci veniva spiegata e aggiornata costantemente.
Quando il cardiochirurgo esce dalla stanza, lo fermo un attimo per chiedere chiarimenti: mi dice molto frettolosamente che, “a bocce ferme, appena mio padre si fosse stabilizzato, avrebbe valutato l’ipotesi di poterlo operare nuovamente al cuore per correggere le cose che non stavano funzionando al meglio”. Dopo due giorni da quelle parole, mio padre è morto.. del resto, i medici rianimatori in quei giorni ci avevano fatto capire che era solo questione di tempo in quanto il quadro clinico di mio padre era troppo compromesso.
Rimane per me difficile comprendere come, in una situazione così grave, mi sia stata fornita una valutazione così discordante da quello che ci era stato spiegato fino a quel momento dai medici della rianimazione.
Quelle parole non le scorderò mai, mio padre non c’è più e le nostre vite sono cambiate per sempre.
Mancano OSS in struttura
Che in una struttura come questa non ci siano OSS nel 2024 e che pertanto l'infermiere si trovi costretto a fare il doppio lavoro (oss- infermiere) temo sia una cosa scandalosa e aberrante nei confronti del personale infermieristico, dopo anni di lotte, laurea, master e studi vari. Spero risolviate questo inconveniente.
Visita specialistica saltata per dottore assente
Situazione che mi ha portato al limite della pazienza:
fisso un appuntamento per una visita ortopedica di controllo, alcuni giorni prima mi contattano dalla struttura per avere una mia conferma, che chiaramente è positiva. Il giorno della visita, dopo aver fatto 50 km. circa (abito fuori sede) e nonostante le mie difficoltà a deambulare per un problema al ginocchio, puntualissimo sono allo sportello per l'accettazione, per sentirmi dire che il dottore in questione è ASSENTE e con la massima serenità l'addetto mi propone di spostare la visita a 3 giorni dopo. Alla mia proposta di farmi visitare da qualsiasi altro ortopedico, pur di non tornare, mi dice che non è possibile in quanto l'altro dottore visita pazienti non assicurati (io sono assicurato) e che quindi dovrei farmene una ragione e tornare una seconda volta. Chiedo di mettermi nero su bianco la loro mancanza e mi dice di rivolgermi al numero dedicato ai reclami, cosa che puntualmente ho fatto, ma non avendo nient'altro che consigli gratuiti che per altro avevo già posto in essere. In poche parole, non mi sarei mai aspettato delle mancanze simili da una gestione che fino ad oggi reputavo di una certa serietà; non mi sarei mai aspettato un trattamento simile, considerando che non si sono posti nemmeno l'impegno di farmi una telefonata o mandarmi un messaggio per avvisarmi in tempo dell'accaduto. Sicuramente non tornerò più in questa struttura e mi guarderò bene da consigliarla ad amici e/o parenti.
Sbattuta fuori!
Abbiamo prenotato una procedura a pagamento, e la scelta della clinica è stata solo per il medico. Arrivati in clinica, non mi è stata data la possibilità di accompagnare mio marito, che fra l’altro avrebbe dovuto fare un’anestesia. La cosa più assurda è stata che sono stata letteralmente cacciata fuori senza avere neanche la possibilità di usufruire del bar. Quando ho detto che fuori all’ingresso non vi era neanche un posto per sedersi, la pseudo guardia ha risposto che non era problema suo. In tutti gli ospedali viene data la possibilità di fare entrare un accompagnatore, in una clinica privata, seppur convenzionata, hanno allontanato anche la figlia di un signore che ha dichiarato che vedeva poco. Se la politica del Direttore Sanitario continua ad essere questa, i prossimi controlli saranno effettuati senza ombra di dubbio altrove.
PS: green pass e vaccinazioni regolari. VERGOGNOSO.
CHIUSURA GINECOLOGIA CLINICA SANTA MARIA
Clinica che sicuramente si è avvalsa in passato di medici di una certa competenza, nulla da dire…
Critico ora moltissimo il reparto di ginecologia ed ostetricia, il quale è stato chiuso senza preavviso in data 18 marzo 2021... Senza avere dato preavviso, per cui tutti i parti programmati, con e senza epidurale, sono saltati!!!
Che dire, diffidate di questa struttura e del gruppo GVM.
Parto cesareo
Avevo scelto questa struttura con molta fiducia e speranza di trascorrere giorni bellissimi della mia esperienza con il mio primo bambino. Invece si è trasformata in un incubo visto il reparto a pagamento in cui sono stata in quei giorni. Poca assistenza, non avevano nemmeno un assorbente da prestarmi.. in una struttura che invece si fa pagare cara per ogni giorno di degenza. Sono stata dimenticata per ben quattro ore in sala dopo un cesareo, senza nemmeno un cicalino da poter suonare in caso di malessere. Il mio bambino non stava bene e ho dovuto essere io ad insistere perché valutassero la situazione, visto che a parere loro non era nulla.. Sono rimasta delusa da tutto l'insieme, ma perlomeno contenta del medico che mi ha operata, il dottor Bratta, molto bravo e professionale. Per il resto, non consiglio questa struttura, che ormai ha poco rispetto a quello che era in passato.
Parto cesareo
Questa clinica ha trasformato quella che sarebbe dovuta essere l'esperienza più significativa ed importante della mia vita, in un ricordo negativo.
Le infermiere (ad eccezione della fantastica Valentina) trattano le pazienti con aria scocciata, lo stesso dicasi delle puericultrici (se ne salvano un paio forse). Ho subìto un parto cesareo e l'assistenza è stata pari a 0. Posso perfettamente capire la rigidità degli orari di visita, ma avrei davvero avuto bisogno di una mano in più almeno da parte di mia madre, che invece era costretta a lasciare l'ospedale tassativamente alle 6.00 di mattina. Far coincidere l'orario di visite serali con la cena delle pazienti mi ha creato non poco disagio, soprattutto perché le donne delle pulizie spazientite intimavano a finire la cena in non più di 20 minuti, perché altrimenti avrebbero ritirato tutto. Gemma, del personale addetto alle pulizie, era solita "scaraventare" il letto con pazienti e spesso neonati sopra, pur di crearsi lo spazio necessario per pulire il pavimento. E, per concludere in bellezza, nel giorno delle mie dimissioni, la stessa signora metteva pressione affinché io lasciassi in fretta la stanza (avevo ancora grosse difficoltà a camminare). A quanto pare il business risulta essere più importante del paziente e della sua dignità.
Visita ginecologica pessima
Ho prenotato una visita ginecologica privata alla clinica S. Maria e, nonostante la visita fosse "privata", ho atteso invano il dottor Caringella che non era presente. Dopo circa 1 ora di attesa, l'infermiera mi ha comunicato che al posto del dottor Caringella mi avrebbe visitata il dottor Bratta. Ho atteso ancora una decina di minuti e finalmente mi hanno fatto accomodare nella stanza, chiedendomi in maniera molto brusca il motivo della visita. Ho comunicato al dottore che sono incinta e che avrei dovuto fare la visita, mi ha detto di fare in fretta, quindi di spogliarmi e di sistemarmi sul lettino. La visita è durata circa 15 secondi e quando gli ho chiesto come andava, mi ha subito risposto "cosa ne so io" :O Mi ha prescritto le analisi e mi liquidata. Sono uscita dalla stanza molto pensierosa, ero convinta che oggi sarei stata rassicurata e che sarebbe stata una bella esperienza, invece mi ha rovinato la giornata.
Pessima esperienza
Purtroppo non posso dare un giudizio positivo alla struttura. Mio padre il giorno 4/03/2015 è stato sottoposto ad un intervento di cardiochirurgia per sostituzione della protesi valvolare aortica e della protesi vascolare aorta ascendente per endocardite batterica recidivante. Il cardiochirurgo, Mauro Cassese, persona dotata di un alto grado di professionalità, competenza e umanità, ci ha informato dell’estrema delicatezza dell’intervento. L’intervento, grazie alla professionalità del dottore Cassese, ha avuto esiti più che positivi, così come il decorso post-operatorio. Quindi mio padre, dopo due giorni in U.T.I. (Unità Terapia Intensiva) è stato trasferito nel reparto di cardiochirurgia, dove ha avuto una ripresa brillante. Giorno 12/03 è stato dimesso dalla cardiochirurgia con la presenza di versamento pericardico a livello delle sezioni dx di 2 cm., e trasferito nel reparto di Riabilitazione Cardiologica. Qui è successa la tragedia. Fino al 26/03 era in ottimo stato di salute, i medici del reparto hanno sempre detto che il decorso era regolare, addirittura è stato eseguito in data 23/03 un ecocardiogramma transesofageo, esame dotato di un’altissima sensibilità, dove non è stato segnalato nessun problema. Fatto sta che la notte del 26/03 mio padre accusa una sensazione di malessere generale al punto di perdere coscienza; hanno eseguito un ecocardiogramma e hanno evidenziato una sacca di sangue con grumi che premeva sul ventricolo destro, situazione detta tamponamento cardiaco. A seguito di tutto ciò, è andato in arresto cardiocircolatorio; quindi. nonostante abbiano cercato di rianimarlo, l’assenza di ossigeno ha provocato una gravissima lesione al cervello, che non gli ha permesso di risvegliarsi e dopo circa venti giorni di coma è deceduto. I medici del reparto non hanno dato una spiegazione dell’accaduto, potrebbe essere stato un punto che si è allentato o un vaso che è scoppiato. A me suona strano tutto ciò, innanzitutto per esserci i grumi di sangue vuol dire che la fuoriuscita non è stata improvvisa, bensì almeno da qualche giorno; poi mi fa tanta rabbia che per 22 giorni mio padre sia stato benissimo, è un’utopia pensare ad una complicanza post-operatoria dopo 22 giorni. Scrivo questo per tutte le persone che leggeranno, i cardiochirurghi sono eccellenti ma il reparto di riabilitazione cardiologica lascia veramente a desiderare. Credo che il dovere dei medici e il diritto dei familiari sia quello di avere spiegazioni dettagliate soprattutto quando c’è un decesso di mezzo.
Ginecologia
Registro un peggioramento medio nel giro di due anni. Tra una gravidanza ed un altra si è passati da un livello di servizio medio basso tarato su standard europei, ad uno medio tarato su livelli nord africani. Tutto sommato e tranne il primo impatto nella hall, il tutto è molto decadente ed anche le maestranze storiche risentono del peggioramento netto.
Parto cesareo
Il 7/11/2015 ho partorito la mia bambina presso la clinica Santa Maria perché il mio ginecologo, Dott. Blasi, si appoggia a questa clinica.
Ricoverata un giorno prima, ho assistito al pessimo atteggiamento delle ostetriche e delle infermiere nel blocco parto. Sono stata dimessa nonostante avessi detto che avevo forti contrazioni e dolori atroci. A casa poche ore dopo ho rotto le acque che erano tinte e al momento del secondo ricovero hanno deciso per un T.C. per non rischiare.
Unica nota positiva il Dott. Caringella che, pur non essendo il mio ginecologo, é rimasto con me per l'intervento nonostante stesse per terminare il suo turno.
Il mio ginecologo non si é visto neanche nei giorni successivi... no comment
Purtroppo nel reparto maternità le cose sono peggiorate; puericultrici scostanti e maleducate. Nessuno mi ha aiutata per avviare l'allattamento, che dopo un cesareo é più complesso e la cosa assurda é che sono stata dimessa senza visita e senza cambio della medicazione.
Un'infermiera tedesca é entrata mentre ero in bagno per dirmi che dovevo andare via... e anche di corsa perché serviva la stanza.
Pessimi!
Pessima esperienza
Sono stata operata in questa clinica per la nascita del mio primogenito. Ho rotto le acque e dopo 4 ore ero gia` con l`epidurale senza dilatazione. Dopo 3 giorni, con massima dilatazione e rottura delle membrane, mi hanno ricoverata per un cesareo perche` il bimbo non si incanalava (ma va? 3 giorni secca!!!). Ho pianto per ore per farmi operare, ma le
gentilissime infermiere venivano in camera irritate dicendo che di notte non si effettuano parti cesarei in quanto il personale medico dorme! Ma ci rendiamo conto? Il giorno dopo, dopo almeno 4 ore consecutive di tracciato, ho dovuto chiamare il mio ginecologo per sollecitare i medici per un TC. Mi hanno ricoverata d`urgenza e grazie a Dio il mio angioletto ed io siamo vivi.
Solo i medici primari molto gentili.
Mai vista una puericultrice, scocciate ogni qual volta si chiamavano per aiuto.. Poi le infermiere che litigavano nel corridoio tra loro, insomma.. un incubo. Oggi soffro di attacchi di panico e depressione e non consiglierei questa clinica.
Pura delusione
Evidentemente per ricevere supporto psicologico, pazienza e competenza, bisogna essere pazienti di primari! Ho partorito la mia prima bambina qui qualche mese fa, ma non ho ricevuto nulla di tutto ciò. Poco presenti, supporto psicologico durante il travaglio pari a zero, il bagno del blocco parto era sempre sporco di sangue e pale sporche lasciate dalle ostetriche! Puzza di fumo perenne, nessuna assistenza post-partum né per l'allattamento al seno, né per altre informazioni. Potrei andare avanti per pagine intere: aghi di flebo lasciati giorni fino a farli rompere nel braccio, emorragia dopo l'estrazione brusca della cannula epidurale ecc... Avevo scelto questa clinica dopo aver letto le recensioni positive di tante che ora proprio non mi spiego! Spero solo che tutto quello che è successo a me non capiti a nessun'altra, perché ad oggi porto ancora i segni fisici e psicologici di quella brutta esperienza!
Poca voglia di lavorare delle infermiere (non tutte) e delle ostetriche.
Ortopedia
Fisioterapia pressoché inesistente e limitata al fissaggio del Kinetec. Altre strutture come Villa Bianca sembra facciano due sedute al giorno di fisioterapia, con staff specializzato, già dal giorno dopo l'intervento. Sconsiglio fermamente questa struttura.
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