Oncologia Ospedale Novara
Recensioni dei pazienti
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Il rimpianto di non essere andati altrove
Esperienza molto negativa, soprattutto per la totale mancanza di empatia e umanità riscontrata nel percorso oncologico.
Mia mamma, 69 anni, era affetta da un carcinoma uroteliale metastatico dell’uretere, una malattia che in pochi mesi ha avuto una rapida progressione. Comprendiamo che, in casi così gravi, possano non esserci più terapie efficaci o sicure da proporre.
Ciò che contestiamo non sono le decisioni mediche, ma il modo in cui sono state comunicate: freddezza, distanza e scarsa sensibilità nei confronti di una paziente e di una famiglia che stavano affrontando un momento drammatico.
Non ci aspettavamo miracoli, ma ascolto, chiarezza e umanità. Quando non è più possibile guarire, il sostegno umano diventa fondamentale.
Purtroppo, in questo percorso ci siamo sentiti soli proprio quando avevamo più bisogno di essere accompagnati.
Una malattia può non lasciare alternative. La mancanza di empatia, invece, non dovrebbe mai esserlo.
Gravi infezioni e ritardo nei trattamenti
Mio padre attende 10 giorni per la risonanza, di cui si sono dimenticati di preparare il referto - vitale per inizio della terapia. Un mese di cortisone e immediata immobilizzazione a letto. Dopo 1 mese poche sedute di radioterapia. E poi attese infinite. Ma questa benedetta chemio quando la iniziamo??? Risposta: vediamo. Vediamo cosa?? Tumore maligno, metastasi alle ossa e aspettiamo? Sì, di prendere una doppia infezione a polmoni e apparato urinario, abbiamo 2 shock setticemici dai quali Dio sa come mio padre sia riuscito a superarli. Ma nel frattempo sono passati 2 mesi e grazie a un'igiene superficiale, sottovalutazione dei problemi e incompetenza degli specializzandi, la chemioterapia non si riesce a fare. Anzi, si affrettano a trasferire un paziente debole in un Hospice. Zero umanità, competenza, tempestività.
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